— Ah, la luce! — interruppe Camilla. — Sarà la mia nemica, perchè mi farà comparire assai brutta.

— Se non si trattasse d’altro, — disse Aldo, — ti pregherei di restare. Ma infine....

— Ma infine, — ripigliò Camilla, — è meglio che io me ne vada; non è vero?

— Sì; — rispose Aldo sospirando.

— Andiamo dunque; — replicò Camilla.

E si alzò lentamente e si mosse di mala voglia. Aldo, rigiratole un braccio intorno alla vita e tenendosela stretta al seno, l’aiutò a fare i dieci o dodici passi che correvano dal canapè all’uscio. Dieci o dodici a farli corti, s’intende; ed anche questo breve tragitto volle parecchi minuti di tempo. Coppia gentile che s’inoltrava nella mezza oscurità della camera, io credo che così, e non altrimenti, dovrebbero andare nel regno delle ombre coloro che si sono amati sulla faccia della terra.

Mentre i miei due personaggi andavano verso l’uscio, ma col metro del fanciullo ritroso di cui è detto nella Bassvilliana del Monti (ricordi dell’adolescenza, che cosa volete da me?), un improvviso rumore si udì dalla strada. Qualcheduno di fuori batteva a ripetuti colpi sul portone d’ingresso.

— Vieni; — disse Aldo, traendo Camilla, che si era molto volentieri arrestata a mezza strada; — abbiamo appena il tempo di giungere alle tue stanze.

— No, — diss’ella, — è tardi, per escire. Se passa un servo nel corridoio?...

— Che? Spero bene non ci sarà questo bisogno; — rispose Aldo. — Aprirà il portiere. —