Il quale Anselmi capitò la stessa mattina al Tettuccio, per ossequiar le signore. Aldo ragionava in disparte col presidente Roberti, chiedendogli una grazia, che doveva essergli facilmente concessa. Il nostro eroe vide con la coda dell’occhio l’Anselmi, e osservò l’onesto riserbo con cui egli aveva dato il buon dì alla signora Rivanera. Il contino era sereno, ilare come al solito. Quando vide Aldo, fece un atto di pronta risoluzione e si mosse per andargli incontro. Ma Aldo non gli diede il tempo di fare la strada e corse egli stesso a stringergli la mano. Uno sguardo amorevole di Camilla lo ricompensò di quella onesta sollecitudine. L’Anselmi, dal canto suo, gli diede il resto del carlino.

— Sai, è una stretta d’addio. Parto oggi per Firenze, e domani per Roma. Sicuro, c’è un soprano assoluto che s’annoia qui, e mi bisogna far le valigie.

— Ti dai corpo ed anima ad Euterpe! — osservò Aldo, tanto per dire qualche cosa.

— No, per amor del cielo! — replicò l’Anselmi. — Accompagno la diva, e prendo il largo alla prima occasione.... che avrò cura di far nascere. Aldo mio, ti sembrerò forse leggiero: — soggiunse il contino. — Ma trovami tu il modo di essere diverso. C’è della gente a cui tocca tutto, e della gente a cui non tocca nulla. Capi scarichi, cuori vuoti d’affetti, gran mercè se non prendiamo in uggia la vita!

— Tu caschi a filosofare! — disse Aldo, che rammentava la lettera dell’Anselmi.

— Hai ragione; — rispose il contino, ridendo. — Fo punto e tiro via. Già, a che servono le chiacchiere? Il fatto è fatto e non ci si rimedia. —

Aurea sentenza, che consolava l’Anselmi. Così avesse potuto consolarsene la signora Vezzosi! Ma questa non aveva il carattere del contino, e certa filosofia pratica, di cui molti vanno mantellando la propria leggerezza, non era il fatto suo, lo sapete.

Del resto, se la signora Elena doveva soffrire un pochino per colpa di Aldo De Rossi, non ci aveva altrimenti ragione di odiarlo, e molto meno disprezzarlo. Aldo avrebbe potuto diportarsi in questa occasione come tanti e tanti; avrebbe potuto amar l’una e mentire con l’altra. Ma se egli aveva molti difetti, era tuttavia immune da questo. Non sapeva fingere. Però a qualcheduno de’ miei lettori sarà parso un po’ sciocco. Siamo tanto avvezzi ai furbi trincati!

Fine.

DELLO STESSO AUTORE