E tutto ciò durava da un anno? Mio Dio, sì, durava da un anno. Sono le cose monotone che durano di più. Altrimenti, non sarebbero monotone.

La signora Elena discorreva volentieri, come tutte le persone che discorrono bene. E per lui, e con lui, la sua svogliatezza consueta assumeva un leggerissimo tono, come una sfumatura, di malinconia. Aldo De Rossi si era avvezzo a quel gentile chiacchiericcio, e vedeva nella signora Elena Vezzosi un’amica; anzi meglio, un amico, e della specie migliore. Perchè, quando un tal legame può stringersi tra persone di un sesso diverso, l’amicizia si rinfranca, direi quasi che si soppanna, di tutte le grazie, di tutte le capestrerie, di tutte le eleganze, che non è dato combinare tra uomini, uno dei quali è così facile a escire di riga, e l’altro a seguitarne l’esempio. Questa amicizia tra uomo e donna, quando il cuore non parli in nessuno dei due, è veramente una delizia, poichè è una specie d’affetto, senza le ansie, i sopraccapi, le gelosie, gli struggimenti feroci di quell’altra passione, da cui Dio misericordioso dovrebbe scampare ogni fedel cristiano.

O come? Non la sentiva egli dunque, l’altra passione? Avremo qui un personaggio tutto testa, come certe qualità di pesci, buoni a mala pena per farne la zuppa? Lettori e lettrici, aspettate un pochino e vedrete.

Quel giorno, che v’ho accennato in principio, Aldo De Rossi era entrato nel salotto, e aveva presentato alla signora Elena il suo volume; credo le Confessions d’un enfant du siècle del Musset. La signora Elena aveva ringraziato il gentil provveditore e deposto il libro sul tavolincino di lacca giapponese, che serviva d’aiuto ai gomiti e di nesso alla conversazione. Il cielo, quel giorno, aveva messa la cappa di piombo, e un caldo afoso pesava maledettamente sui nervi. La signora Elena non era di buon umore. Per un altro visitatore sarebbe parsa più svogliata del solito; per Aldo De Rossi non era che più malinconica. Sapete pure, quel leggiadrissimo tocco, quella sfumatura di cui sopra!

Si ragionò, secondo l’uso, di libri e d’autori, ma più particolarmente del Musset. Voi non lo ignorate, il Musset, che sofferse tanto per una donna e ne fece soffrire tante altre (almeno, se si ha da riconoscerlo in tutti i suoi personaggi, così fittamente impregnati del suo io), è l’evangelista del sesso gentile e generalmente di tutti gl’innamorati moderni. Egli ha la nota fondamentale del dolore elegante. I suoi campioni portano i guanti perlati, la sottoveste bianca insaldata e tutto l’altro come noi, perfino la gardenia, all’occhiello; ma celano sotto quella gardenia, sotto quella sottoveste, un picciolo dramma, una tempesta in ristretto, un vulcano in miniatura, come noi, proprio come noi. Ci ravvisiamo nel Rolla, in Don Paez, nell’Enfant du siècle, come tutte le donne si ravvisano nella marchesa di Amaeguì, in Marianna, e ad ore rubate perfino in Mimì Pinson. Aggiungete che non dice mai villania al bel sesso, come fanno certi genii screanzati. Si sente bensì, attraverso l’asprezza di certi periodi, che egli considera le donne come una varietà della razza felina; ma la donna non isgradisce d’essere creduta una tigre, visto e considerato che la tigre ha un bellissimo mantello ed atti e movimenti di leggiadria insuperabile. Lasciategli supporre che la credete tale, senza dirglielo troppo aperto, ed ella avrà qualche volta la bontà di farvi ammirare le unghie. Adorabili unghie!

La signora Vezzosi si era fermata con una certa compiacenza a stillare una sentenza del poeta di Marianna, e Aldo De Rossi, forse a cagione dell’afa che gl’intorpidiva i nervi, durava fatica ad intenderla. Già, quel benedetto ragazzo, con la sua serietà, aveva sempre l’aria d’essere un po’ straniero al dialogo, in cui si trovava impegnato. Quel giorno, poi, mentre la signora Elena, sempre per effetto dell’afa che la rendeva più malinconica, era sdrucciolata più che mai, anzi sprofondata nel tenero, egli stava più fermo, più impettito d’un carabiniere dell’antica maniera. Diciamo le cose alla libera; la signora Vezzosi accennava coppe ed egli rispondeva bastoni. Si poteva dare peggior distrazione di quella?

Ad un certo punto, con aria d’impazienza e dispetto, la signora gli disse:

— Signor Aldo, voi non capite dunque nulla? —

Il giovinotto rimase un po’ sconcertato. Non era orgoglioso; ma sentirsi dire lì per lì che non capiva nulla, converrete con me che non dovesse piacergli. Il sangue non è acqua, ed anche il dio Proteo, quando fu messo tra l’uscio e il muro... Infine, Aldo rizzò la testa, spalancò gli occhi e replicò:

— Perchè, signora?