— Sì, o signora, è più grave; — riprese Aldo De Rossi, facendo una cera da funerale. — Voi siete bella... bellissima.... —
La signora Elena diede in uno scoppio di risa.
— Avete dimenticato il comparativo; — soggiunse poscia. — In grammatica si usa dire: bella, più bella, bellissima.
— Da molto tempo non vado più a scuola, perdonate; — rispose Aldo De Rossi. — Del resto, che importa il comparativo, quando c’è il superlativo?
— Sì, vi perdono, in grazia del superlativo; — disse la signora Vezzosi. — Continuate. Sebbene, dopo questo, sia abbastanza facile capire ciò che avete a dirmi. —
E prese, così dicendo, un atteggiamento di languore, che le andava a meraviglia.
— Ecco; — rispose Aldo De Rossi; — non è facile veramente a capire, e vi assicuro che non è facile a dire. Io ci provo uno stringimento alla gola.
— Che? Bisognerà ancora aiutarvi? Badate, signor Aldo, ciò non istà troppo bene ad una donna. Ma via, — soggiunse la signora, chinando gli occhi con un’aria tra la vergogna e la rassegnazione, — ci conosciamo da tanto tempo, e voi siete un così gentil cavaliere... un amico tanto prezioso.... —
La frase, ad onta di ciò che prometteva, si fermò lì. Si capiva che la signora Elena, dopo aver dato animo al suo interlocutore, voleva essere interrotta.
Ma il suo interlocutore era più impacciato che mai.