— Signora... — balbettò egli, chinando la testa, — non ci siamo. Ve l’ho detto poc’anzi, dovrò farvi una confessione, da piangerne a calde lagrime. —
Tutte quelle reticenze e sospensioni promettevano poco di buono alla signora Vezzosi. Aldo De Rossi aveva chinata la testa, ed ella alzò mezzo sdegnata la sua.
— Sentiamo dunque una volta; — diss’ella. — Non avrete già speso il vostro superlativo, per venirmi a dire, mettiamo il caso, che siete innamorato... d’un’altra?
— Ah, signora! — esclamò Aldo, sospirando. — Proprio così, come voi dite. Sono... perdonatemi!... Sono innamorato di un’altra. È una fatalità; è tutto quel che vorrete.
— Non sarà niente, allora; — replicò la signora Vezzosi indispettita; — perchè io non voglio niente, signor De Rossi. Debbo solamente avvisarvi che queste cose si possono pensare, ma che non è punto necessario di dirle.
— Oh, non andate in collera, ve ne prego. È forse un male esser sinceri, con un angiolo come voi?
— Angiolo! — ripetè la signora Vezzosi, con un accento indescrivibile. — Angiolo! Bella parola usata male! Anche questa non si usa, debbo avvisarvene; non si usa che quando si ama e per chi si ama. Che cosa dite voi dunque alla donna che amate? Ma già, perchè domandare queste cose a voi, che siete un uomo così originale?
— Originale! Io? E perchè?
— Me lo chiedete? E dovrò io incaricarmi della vostra educazione? — replicò la signora Elena, con un certo risolino stridente. — In verità, il caso è bizzarro! Ma accettiamo l’ufficio, in pena dei peccati che non abbiamo commessi. Sappiate dunque, signor De Rossi, che quando un uomo trova bella una donna, e cara la sua compagnia....
— Carissima, lo sapete; — interruppe Aldo De Rossi, felice di poter rimediare in qualche parte alle sue malefatte.