— Ah! — esclamò la signora. — Ho dunque toccato una corda sensibile? Dimenticavo che siete un filosofo, e che amate anche molto le dispute.

— Io? Da che l’argomentate?

— Ma! Se non altro, dall’ardore con cui avete sostenuta la conversazione, dal Tettuccio fino all’albergo.

— Non si parlava di filosofia; — rispose Aldo, turbato da quell’accenno inatteso e non sapendo lì per lì che cosa dovesse pensarne. — La signora Vezzosi non ama questi discorsi. E in verità, — soggiunse egli, sforzandosi di dare un giro più allegro al discorso, — nessuna signora li gradirebbe. Si è parlato invece di tante cose; ma, prima di tutto, e più di tutto, s’è parlato di voi.

— Di me? Pure, non mi sono sentita fischiare gli orecchi; — notò la signora Camilla ridendo.

— Almeno il sinistro avrebbe dovuto fischiarvi, — replicò Aldo De Rossi.

— Perchè il sinistro?

— Perchè, secondo il proverbio toscano, quando fischia l’orecchio diritto, il cuore è afflitto, ma quando fischia l’orecchio manco il cuore è franco.

— Eh, a questi patti, non dico di no; — fece la signora Camilla, appoggiando la frase con un leggero movimento del capo. — Ma forse non ho potuto sentirlo, perchè il suono si confondeva col ronzìo delle vostre parole.

— Signora mia, — rispose Aldo, sospirando, — perchè non ho io il suono argentino del vostro sorriso, che mi giungeva stamane all’orecchio, più dolce d’una musica celeste? Voi siete lieta ed io triste, ecco il guaio. Ma mi correggerò, non dubitate, mi correggerò. Amo meglio parervi uno sciocco, come ce ne sono tanti nel mondo, anzi che un filosofo. Che cosa non farei, per meritare la vostra stima? —