—Niente, niente; parlavo a mia moglie. Mia moglie!—ripetè il capitano Fiesco.—Ecco due strane parole. Sapete, Giovanni mio, che non so avvezzarmi a questo nome? e che mi par sempre un sogno?

—Restate nel sogno;—rispose quell’altro.

—Certamente, certamente, poichè il sogno è così dolce! Ma ora che siamo soli, ragazzo mio, vuoi tu dirmi che cosa significhi la tua visita? Tu non sei mica venuto per sapere dove andassero collocati i miei ducati larghi.... e neanche per rompermi la testa col fogliazzo. Tu hai una commissione per me, ed una commissione urgente.

—Avete ragione;—rispose il Passano.—Ecco qua, infatti.—

Così dicendo, traeva di sotto al giubboncello una lettera, e la porgeva al capitano Fiesco.

—Ah, volevo ben dire!—esclamò questi.—Gian Aloise?...

—Lui, in persona. Mi aveva mandato a chiamare in gran fretta, ier sera; ed ho risicato, figuratevi, di fiaccarmi tre volte il collo in quei cento scalini di Violata, non avendo altro lume nel buio se non questi due occhi. Giunto alla sua presenza, eccovi il dialogo che corse tra noi: Verrà di questi giorni a Genova il tuo principale?—No, eccelso signore; è più facile che Genova vada a Chiavari, di quello che venga a Genova lui.—Ebbene, andrà Genova a Chiavari, nella persona tua; passerai da me domattina per tempo; ti darò una lettera, che dovrai consegnargli senza fallo in giornata; a lui, mi capisci? e parlandogli a quattrocchi, che nessuno ne abbia fumo. Ritornai da messere Gian Aloise questa mane per tempo; tenevo il cavallo sellato ad aspettarmi fuori della porta di Santo Stefano. Avuta la lettera, son ridisceso dalla Montagnola; ho infilata la via dei Lanieri; son montato in arcione, e via di galoppo, che n’ho ancora le reni fiaccate.

—S’intende che ti sarai ristorato a tutte le frasche.

—Messere!...

—Eh via, non saresti genovese. Hai rinfrescato a San Martino, confessalo; e nota che ti fo grazia di San Fruttuoso. Il secondo bicchiere l’hai bevuto a Nervi; il terzo a Recco, con un rincalzo a Ruta, per ragione della faticosa salita; il quarto a Rapallo, il quinto a Zoagli. Dimmi che non è vero.