Tu pure bel raggio di Dio,
Nocchier che gran notte vincesti!
Tu giusto, tu mite, tu pio,
Tu degno dei doni celesti!
Fu dura la lunga giornata,
Gran rischio a men salde virtù!
E pace la morte invocata,
E gloria la tomba ti fu;
Mentre ripensa la vergine
Terra il tuo bacio e la fè,
Quando, già domo l’Oceano,
Lieta la festi di te.

Gran luce, su quante del mondo
Arrisero all’aspro viaggio!
Gran luce, e fu gaudio profondo
Scaldarsi al divino tuo raggio.
Così dentro spera di sole
Un nembo di vite passò;
Felice tra guizzi e carole
In gloria di luce nuotò.
Gloria sul fido manipolo
Ch’ebbe sua luce da te!
Mute dilagan le tenebre
Sopra le corti dei re.

Bel sole! nei vortici oscuri
Lo incalza de’ mostri lo sdegno:
Nell’ombra gli spiriti impuri
Anelano un’ora di regno.
Ma lui nella pompa primiera
Il novo mattino vedrà:
Nei putridi stagni la schiera
Dei mostri notturni cadrà.
Te, divin raggio, più limpide
Sfere richiamano a sè:
Questa, che l’odio contamina,
Degna non era di te.

FINE.


NOTA DEL TRASCRITTORE

L’ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute.

L’indice è stato spostato all’inizio del volume.

Sono state effettuate le seguenti correzioni [testo corretto tra parentesi]: