—Ahimè!—mormorò ella.—Non ricordi, Damiano, come diceva l’areyto?
Triste, il sento, è questa pace,
Se il bel sol d’Haiti fu;
L’augel de’ boschi tace,
Non canta in servitù.
—Vero;—rispose Damiano;—ma l’areyto non prometteva di tacere per sempre. Il canto morrà sul labbro, dicevi allora, ma starà sepolto nel cuore che l’amò tanto.
Dolce al par d’una carezza
Dell’amor, qui poserà....
Se il cor non mi si spezza,
Rivivere potrà.
Fior d’oro rimase un istante pensosa, più stretta che mai la persona al petto del suo Damiano, e la testa mollemente inchinata sulla guancia di lui. Tutto ad un tratto si alzò, spiccandosi dall’amato, e mettendosi un dito sul labbro, come per esortarlo a star cheto; poi, rapida si dileguò tra i roseti, andando verso le sue stanze. Perchè? Damiano sperò di averlo indovinato, il perchè; e la sua speranza si mutò in una lieta certezza, quando vide Anacoana tornare a lui col tamburello haitiano.
—Adorata!—gridò, abbracciandola forte.
—Giù le mani!—diss’ella, con accento e con gesto che volevano parer molto severi.—Così si rispettano i poeti?—
Damiano, gran fanciullone un po’ viziato dalle carezze, ma cavaliere nell’anima e buon servitore della sua dolce regina, non solamente si chetò, ma si chiuse in religioso silenzio. La dolce regina, seduta daccanto a lui, stava guardando il sole, che volgeva superbo all’occaso, sotto un gran padiglione di porpora, onde frangiava i lembi d’un bel color d’oro paglierino, rutilante e vibrante come cosa viva. Scendeva il bell’astro, lento e glorioso, mandando un raggio obliquo sulla marina, la cui superficie, tinta d’azzurro carico, luccicava interrottamente per lunghe e tremule chiazze di rosso cremisi, balenando, fremendo, rabbrividendo, sotto la luminosa carezza del suo vincitore. Per le intente pupille accogliendo quella gran luce, pensava la bellissima Anacoana, mentre col sommo delle dita veniva percuotendo la pelle squammosa del maguey; pensava, e canticchiava sommessamente, ricercando insieme, alla guisa degli antichi trovieri, il suono ed il motto.
L’ispirazione era giunta; lo dissero ad un tratto il baldo sorriso delle labbra e il lampo trionfale degli occhi. E così prese a dire improvviso la Corinna di Haiti, per una volta ancora cantando nell’idioma della patria lontana; dolce e triste idioma, che doveva morire con lei!
Il sole, bel sole, discende
Al bacio dell’onda marina:
La bella le braccia gli stende,
E palpita, freme, s’inchina.
Di lividi mostri alla caccia,
Gigante, finisti il tuo dì;
Ti schiude le cerule braccia,
Ti stringe ella sempre così.
Schiere di spiriti rosei
Vigili stanno su te;
Oro sul capo ti piovono,
Perle ti spargono ai piè.