—Non piaccia a Dio che vogliam dare alla nostra cara figlioccia maggior dispiacere di quello che ha avuto, restando un giorno lontana dal suo dolce marito. Ad un pronto commiato, che voi mostrate di desiderare senza neppur trattenervi alla nostra tavola per quest’oggi, mettiamo per altro una condizione, che troverete onesta ed assai temperata. Alla regina di Xaragua, che fu donna d’alto cuore e di forti propositi, riferirete tutto ciò che vi abbiamo detto, e la prova di fiducia che eravamo disposti a darvi. Così, buon cugino, avremo conforto a pensare che per la prima volta forse, ma non senza giusto motivo, la contessa Juana sentirà un po’ diverso da Voi; in fatto di ambizione, per esempio, ed anche in fatto di amicizia. Lasciatemelo dire,—soggiunse il vecchio gentiluomo, vedendo che il capitano Fiesco faceva l’atto di provarsi a rispondere,—perchè davvero vi siete mostrato più tenero della quiete vostra che della mia amicizia. Non la perdete, però; Gian Aloise Fiesco ha il cuore più alto che la gente non creda.—
Il capitano Fiesco pensò che fosse meglio star zitto, lasciando all’eccelso parente la soddisfazione d’aver parlato per l’ultimo. Altrimenti, di parola in parola, Dio sa quel che sarebbe avvenuto; questo, ad esempio, ch’egli si sarebbe ripigliati tutti i suoi buoni argomenti, li avrebbe appesi all’arcione, e sarebbe corso a spron battuto su Pisa.
S’inchinò, dunque, con aria di molta confusione, e non disse parola in risposta a quel discorso agrodolce di Gian Aloise.
—Mi permetterete,—balbettò in quella vece,—di offrire i miei omaggi a madonna Caterina?
—Potete andare; è laggiù nelle sue stanze.—
Il capitano Fiesco non se lo fece dire due volte, e si allontanò, salutando con molta disinvoltura tutta la sua illustre casata.
La nobile Fiesca era là, a pochi passi dalla caminata, nell’anticamera, o, per usar la lingua del tempo, nella “guardacamera„ della sua sala di ricevimento. Non ci voleva molta perspicacia ad intendere che la signora contessa era stata in ascolto alla toppa dell’uscio. Ella stessa, del resto, lo confessò candidamente al suo visitatore.
—Vi ho udito;—diss’ella.—Vi eravate molto animato, e non ho perduto neppur una delle vostre parole.
—Immaginate, madonna Caterina;—rispose egli umilmente,—come io sia addolorato di non aver potuto rispondere meglio alla fiducia del vostro eccelso consorte.
—Non vi addolorate, cugino;—replicò la nobil signora.—Il mio cuore di donna vi ha dato ragione. Ma son cose da proporsi? ad un giovanotto che da un anno appena ha impalmata la più bella e la più cara creatura del mondo? E che idee di grandezza nuova son queste, che possono mettere a repentaglio l’antica? Che follìa, poi, di rendere, con sempre più vaste ambizioni, scontenti i figliuoli del loro stato presente, che è già così alto, e tanto invidiato?