Andando colà, io non avevo badato che ad uccidere Valeriano; il pensiero che Cecilia si fosse potuta trovare con lui non mi era neppur balenato alla mente. Ma era troppo tardi.... E come salvarla? Anelante, agitato da mille confusi timori, e quasi fuori di me, in quella che avrei pure avuto mestieri di tutto il mio senno, io restai là, chino sul petto dell'amata donna, non curando le strida delle femmine trepidanti, nè il rantolo dei moribondi, nè il gavazzar dei compagni.
Il primo consiglio che mi sovvenne fu quello di chiamar soccorso. Alzai la testa; ma lo spettacolo che si parò dinanzi ai miei occhi mi gelò le parole sulle labbra. Una povera donna tentava invano di svincolarsi dalle strette di un soldato, che, mezzo ginocchioni, col volto acceso, col mento appoggiato sul petto della meschina, mentre con le mani la teneva avvinghiata, lei riluttante buttava al suolo. Scene simiglianti io avevo vedute di spesso, con occhi non curanti, nella mia vita di soldato, in ogni borgata di Germania da noi messa a ferro e a fuoco, pel feroce diritto di vincitori. Ma là, nel sotterraneo, io vedevo le cose sotto il più orrido aspetto. Cecilia, non la moglie di Valeriano, ma la divina fanciulla che io avevo tanto amata, che anche allora mi faceva riardere in seno la fiamma antica con tutta la casta virtù delle ricordanze, era in quel covo di belve umane, fuori dei sensi, colla bionda testa arrovesciata sulle mie braccia, senz'altro scudo, senz'altra difesa che l'uccisore di suo marito, il condottiero di quella coorte sfrenata, libera esecutrice di sanguinari comandi.
Intanto che cosiffatti pensieri mi tenzonavano nella mente, Trebazio mi si accostò.
— E così? — mi disse egli, con ghigno feroce. — La è finita a dovere. Tu hai menato un bel colpo a quel Valeriano.
— Trebazio, — gli risposi con accento disperato, — aiutami a soccorrere questa donna!
— Soccorrerla? oh non badare a lei più che tanto. Queste galilee sono tutte di una risma: piangono, si disperano, graffiano; ma lagrime ed unghie di donna non fanno prova su tempre come le nostre. Certo, egli è molto meglio se escono dei sensi, come fa questa tua. Vedi là in fondo quel gramo di un Marsico; egli non può domare quella belva, che strepita e si dimena come una furia. Contentati dunque tu, che l'hai tra le braccia svenuta.
— Trebazio! — esclamai, sentendo drizzarmisi i capegli per raccapriccio sulla fronte; — tu ardiresti?...
— E che?... — proseguì egli, con quel suo piglio scherzevole. — Sei dunque una femminuccia? Questa donna, per Ercole, è bella come una Venere. Se non ardisci tu stesso, tanto meglio; sarà per me, che non ho ancora fatto voto di entrare nelle Vestali.
— Tu non l'avrai, per l'abisso! — esclamai, saltando in piedi e mettendo mano alla spada, mentre con ardita mossa mi ponevo tra lui e il corpo di Cecilia.
— Che sì, che sì, ch'io la prenderò, ora che me ne ha còlto il desiderio! Ah, tu fai il cattivello, o greco? —