E, così dicendo, Trebazio aveva dato indietro due passi, snudando il ferro a sua volta.

— Soldati, a me! — gridai con voce tuonante, volgendomi intorno. —

Una brigata di costoro accorse al mio grido.

— Che vuoi? mi domandarono essi.

— Che difendiate questa donna. Nessuno ha da metterle un dito sulla persona. —

I soldati rimasero lì, tra incerti e curiosi. Le mie parole frattanto avevano chiamato altri dei loro, e in breve si formò un largo cerchio di spettatori, avidi, ansiosi di sapere che fosse. Nel mezzo ero io con Cecilia svenuta; poco lungi Trebazio, col ferro stretto nel pugno e gli occhi torvi affisati su me.

Egli stesso ruppe il silenzio, rivolgendo la parola ai soldati.

— Sentite, voi altri. Questo greco, che il prefetto Almaco ha colmato delle sue grazie, vuole che noi rispettiamo questa donna, una delle femmine di questi immondi galilei. Ora, se egli la vuol rispettata come una nobil matrona, si accomodi; non io, il quale mi affretto a prendere ciò che egli ricusa. E neppur questo egli vuole acconsentirmi, e non lo consentirà a voi, se vorrete richiamarvene alle consuetudini della guerra. Vi par giustizia, cotesta? —

Un bisbiglio minaccioso si fe' udir nella turba, che a me non prometteva atti di obbedienza per fermo. Uno dei più audaci, tenendo bordone a Trebazio, gittò in mezzo questa sentenza:

— È una cristiana, è una buona preda!...