— Sì, sì, buona preda! — gridarono tutti in coro. — Il greco non può levarcela di mano. —
Io qui cominciai davvero a tremare. Intanto Cecilia, ricuperati in quel tumulto i sensi, e trovatasi in mezzo a quella cerchia di manigoldi che la guardavano con occhi di bragia, fece per gettarsi nelle mie braccia; ma si risovvenne, e, strappatasi da me con un gesto di terrore, ricadde sulle ginocchia, nascondendosi il viso nelle palme.
— Soldati! — gridai, tentando una seconda volta di comandare a quel tumulto di voglie sfrenate. — Io sono il vostro centurione. Mi obbedirete voi?
— Soldati! — gridò a sua volta Trebazio, guardando me con un piglio di truce ironia. — Io sono Trebazio, il fido servitore di Almaco, il possente prefetto di Roma. Mi obbedirete voi?
— Sì, sì; — urlarono tutti. — Tu hai ragione! Tu rispetti le consuetudini. La donna è nostra; è buona preda, è una cristiana. La donna a noi! —
E con la minaccia negli occhi, si mossero incontro a me, stringendo il cerchio per modo che il loro alito infocato mi soffiò sulle guance.
VIII.
Fu per me un momento terribile. Ma, come avviene nei casi più gravi, che la virtù dell'animo umano si solleva e combatte con lena disperata, io ebbi dalla medesima gravità del pericolo centuplicate le mie forze per una lotta suprema.
Afferrai Cecilia a mezza vita; la trassi violentemente a me, in quella che Trebazio stava per metterle sopra le mani impudiche, e menando attorno la spada, gridai:
— Nessuno si accosti! Nessuno di voi torcerà un capello a questa donna, fino a tanto che io viva. —