— E adesso venite con me. —

Così dicendo, la fanciulla condusse Calisto fino alla scaletta a chiocciola dell'orchestra, e scesa dinanzi a lui, voltò a sinistra, presso l'altare dove era un usciolo aperto, il quale metteva alla tribuna del conte Emanuele. Di là, saliti due pianerottoli, si entrava, per un corridoio lungo lungo, nelle stanze del primo piano del castello.

Calisto aveva inteso fin da principio qual fosse il disegno della contessina; ma non era più tempo di ritirarsi, senza farle scortesia troppo grave. Però, tra il sì ed il no, ma fortemente turbato e tremante in cuor suo come un bambino, la seguì per tutti quei giri frettolosi che ella faceva.

Non pensate male, vi prego, della contessina di Villa Cervia. Io so tutte queste cose dallo stesso Calisto, il quale mi narrò per filo e per segno l'origine e il corso dei suoi mali, e mi fece scorgere quale delicatezza d'intendimenti la conducesse a voler vincere la sua ritrosia.

Ella, sicuramente, non era ardita come un'eroina da romanzo, e non è da credere neppure che avesse potuto formarsi un concetto del sentimento che le avevano destato in cuore la vista e i discorsi del giovine. La pietà fu detta sorella d'amore, e non a torto; chè l'una tira sempre l'altro con sè, e finisce col metterlo a regnare in sua vece. Ma la contessina non sapeva niente di ciò; e obbediva ad un sentimento che le pareva, e certamente era, purissimo di ogni lega.

Per dirvi alla breve quello che io ne penso, la contessina Cecilia era timida, ma non alla guisa di molte fanciulle, le quali si sgomentano alla presenza di un uomo, nè ardiscono con esso dir cosa, di cui parlano le mille volte liberamente tra amiche. Cuor nobile e generoso, anima forte ed immacolata, ella non istava a sofisticare sulle cose che la consuetudine faceva lecite o no ad una giovinetta sua pari. La vista di un uomo la turbò un tratto, come quella che le giungeva improvvisa in quel luogo, dov'era sola ed assorta nella sua occupazione; ma, conosciuto quell'uomo, lo trattò con quella cortese dimestichezza che non tutti al mondo son nati per intendere quanto valga e da quale nobiltà di mente derivi.

— Orsù, dunque, — disse ella, come fu in capo al corridoio, facendosi da un lato e accennandogli un uscio aperto sul salone, — entrate, signore, e siate il benvenuto. —

Ma a Calisto non diè l'animo di farsi più innanzi. Appuntò una mano allo stipite, e rimase col capo chino, in quella che il cuore gli balzava concitato nel petto.

— Animo, animo! — soggiunse Cecilia. — Vostra madre è sempre la padrona del castello, poichè tutto qui vi parla di lei, e nulla è mutato. —

Calisto diede uno sguardo di ineffabile affetto alla giovinetta ed entrò con passo deliberato e sollecito nel salone. Il suo primo pensiero fu di correre ad una delle finestre, di afferrare il lembo di una cortina, di baciarlo tre volte; poi guardò tutto intorno, e si lasciò cadere su d'una seggiola, dando in uno scoppio di pianto.