Quanti misteri ancora da esplorare, e quanti che non verremo forse mai a capo d'intendere! L'uomo invero è sommamente grande, se badiamo a tutto quanto egli ha fatto, dalla notte dei secoli in poi; se consideriamo come egli abbia diradato man mano quel gran buio dell'intelletto, ingentilendo il costume con ogni più svariata maniera di arti, scienze e speculazioni altissime; ma egli è altresì sommamente dappoco, se badiamo a tutto quanto gli rimane da fare, ai sempre nuovi problemi in cui si abbatte, a mano a mano che egli s'inoltra, alle sempre nuove serraglie nelle quali va a dar di cozzo il pensiero, povero vincitore che non può mai riportare gli onori del trionfo, e le cui vittorie sono ogni giorno messe in forse dalla necessità di una nuova battaglia.
Sant'Agostino, a parer mio, l'ha detta più giusta di tutti, quando affermò di essere giunto a sapere che nulla sapeva. Ma scusate; io qui mi ricordo un po' troppo di certe prediche, le quali non ho potuto mai spendere con questo gregge di montagna, e che mi rimangono chiuse nello scrittoio.
Torniamo a Calisto, che, raggomitolato nel seggiolone, stava contemplando il viso della contessa Giulia, ammirandovi, anzi adorandovi, i lineamenti leggiadri della giovine Cecilia. Egli, a furia di guardare e di almanaccare su quella testa, era venuto nel pensiero che fosse quello il ritratto della contessina, anzi lei in persona, che lo guardasse, con quegli occhi malinconici.
— O bella, o divina fanciulla, — diceva egli tra sè, — io ti ho veduta oggi appena, e già sento di amarti, come se il mio cuore fosse stato sempre il santuario della tua immagine. Soltanto nelle città, tra le mille cure, i mille sopraccapi della vita, e i mille ostacoli che mette la consuetudine al manifestarsi dell'anima di una donna, è costume naturale innamorarsi per gradi. Qui, all'aperto, tra il rigoglioso fiorir di ogni cosa, dove il sole, l'aria e il pensiero son liberi, l'eccezione è regolatrice suprema. Io però ti ho veduta, o bella; ho ammirato la grazia de' tuoi modi, la nobiltà del tuo spirito, e t'ho amata subito, con tutte le potenze dell'anima. Ma mi amerai tu? Potrai tu, vorrai forse intendere la subita e profonda adorazione dell'anima mia? —
Il giovine Caselli era tutto immerso in questi sogni, quando venne improvviso a distornelo uno stropiccìo di piedi, che si fe' udire nel salone; laonde si volse e balzò in piedi sollecito, tutto confuso, come un fanciullo colto in flagranti di qualche sua scappatella. Era il conte Emanuele, che gli veniva incontro, e dietro le sue spalle appariva il volto sorridente della contessina Cecilia.
Il vecchio gentiluomo aveva quella scioltezza di modi, o, per meglio esprimermi, quell'arte del dire e del fare che diventa come una seconda natura nella gente educata e vissuta lunga pezza con ogni ragion di persone, per la quale un uomo si sente anco lui meno impacciato a rispondere, e quasi di punto in bianco tirato ad usare di quella dimestichezza cortese che l'altro adopera, e che di solito non si acquista se non dopo un bel tratto di tempo.
— Finalmente! — esclamò il conte Emanuele, stendendo ambedue le mani a Calisto, per afferrare con piglio amorevole la sua, — noi vi abbiamo in casa nostra, signor Caselli. —
Il giovane rimase lì, tra confuso ed incerto, inchinando il capo, e senza risponder parola.
— Oh, non istate a credere, — soggiunse il conte, — che io ve lo ascriva a colpa. Il ciel me ne guardi! So molto bene come la pensiate rispetto a noi, e mi ero già capacitato di tutte le giuste ragioni della vostra ritrosia. Ora che siete finalmente venuto, io ringrazio il caso che vi ha condotto, e voi lo ringrazierete egualmente, perchè so anch'io di valer qualche cosa....
— Signor conte, che dite mai? — rispose Calisto. — Io ho sempre pensato che voi foste un perfetto gentiluomo, e la vostra cortese accoglienza mi fa oggi sentire più vivamente il rammarico di non essere venuto prima. Vedete? io non ho rossore di farvi scorgere che ho pianto assai, nell'entrare in queste sale. Tutte le antiche ricordanze mi hanno assalito ad un tratto, siccome io temevo, e mi hanno spremute queste lacrime che voi mi scuserete, perchè io ora mi sento più tranquillo, e penso di poter venire qualche volta al castello, per ringraziarvi delle vostre cortesie.