— Andrò a pranzare con santa Cecilia, quest'oggi. —
A qualcheduno di noi, che eravamo rimasti confusi allo scantonare di tutti gli astanti, a qualcheduno di noi, dico, le mani erano già corse nel taschino della sottoveste. Ma Tiberino fu il più pronto di tutti, e cavato fuori uno scudo d'argento si accostò al pover'uomo e glielo ficcò quasi a forza nelle mani, imperocchè l'altro, veduta luccicar la moneta, credette sulle prime fosse una celia, e una celia di tanto più cattivo conio, quanto migliore era quello del metallo.
— Prendete, maestro! — gli disse Tiberino, senza che in quella parola maestro ci fosse ombra di sarcasmo. — Questo vi servirà per i giorni che l'arte vostra non vi darà da campare. Oggi intanto, se non vi duole, venite, non a pranzo (che non siamo ricchi abbastanza), ma a desinare con noi.
— Ben detto! — esclamò Tito. — Bravo Tiberino, qua la mano. E voi, maestro, venite con noi, com'egli vi ha detto. —
Le prime parole che forse da gran pezza il tapinello si sentisse a dire sul sodo, non parve gli entrassero molto. Lo scudo lo aveva in mano, ma a vederlo gli pareva di sognare; e sebbene Tiberino gli avesse ripetuto l'invito, egli rideva come un melenso, alzava e chinava gli occhi, nè poteva aprir bocca. Dio sa che ghiaccio lo scherno degli uomini gli avesse ammonticchiato sul cuore, e che improvviso raggio di sole gli fossero le nostre cortesie!
— Ma.... io.... — balbettò egli finalmente — loro signori sono giovanotti allegri, e vogliono scherzare....
— No, maestro! — ripigliò Tiberino. — Avete parlato di santa Cecilia, della quale sono molto divoto, che io e gli amici miei vi facciamo questa offerta.
— Voi? Oh, ma voi altri non la conoscete, santa Cecilia! — disse con semplice schiettezza il pezzente, a cui le parole di Tiberino e i nostri sorrisi amichevoli incominciavano a squagliare il ghiaccio sul cuore. — Voi non la conoscete, la santa: essa non appare più ad altri, fuor che a me, a me solo! —
È un pazzo? ci chiedemmo noi con gli occhi, guardandoci in viso. E nello stesso linguaggio ci rispondemmo: che importa? ragione di più per venirgli in aiuto. Allora io presi la parola a mia volta.
— Venite ad ogni modo, maestro, e dopo il desinare parleremo di santa Cecilia. Noi la veneriamo senza conoscerla, e udiremo volentieri quello che vi piacerà raccontarne.