I fanti s'inerpicarono per le costiere e per le viottole alpestri; i cavalli seguirono le strade che correvano lungo le rive del fiume. Sulla più vasta, che risaliva la sponda destra, s'avanzavano preceduti da buon nerbo d'arcieri, i carri di guerra e la sacra miriade. Tenean dietro a questa le macchine, gli elefanti e i bagaglioni, che ad un certo luogo doveano far sosta, per non riuscire d'ostacolo ai movimenti dell'esercito.

Ogni cosa per tal modo disposta, la marcia che dovea condurre l'esercito babilonese in vista del campo d'Ajotzor, fu recata a buon fine in quel giorno. Gli Aicàni aveano udito dalle loro scolte l'avvicinarsi del nemico, e, come s'è detto, erano pronti a riceverlo.

L'alba del giorno seguente salutò i due campi, l'uno in presenza dell'altro.

CAPITOLO XVII. Ajotzor.

Videro le aquile aicàne da quanta moltitudine di combattenti fossero minacciati i lor nidi. Le cime dei monti, le digradanti costiere, i poggi, i declivii, erano coperti di armati. Ancora non si distinguevano le insegne, nè poteano noverarsi i manipoli; ma si notava da lunge, e diceva più assai allo sguardo il brulichìo delle innumeri schiere.

— Per l'anima dei padri nostri! — esclamò Sempad, guatando in giro le aperte colline, in mezzo alle quali si dilungava scorrendo l'Eufrate. — Qual fitta selva d'armati!

— Numero sterminato, non forza! — disse di rimando Vasdag, alzando superbamente le spalle. — Calano dai monti e fuggiranno dal piano, siccome è lor costume ne' sabbiosi deserti. Assai più molestia mi dànno quegli altri, che io vedo inoltrarsi laggiù, sulla riva sinistra del fiume. —

Così dicendo, il principe di Tarbazu additava una frotta di cavalieri, che compariva allora alla svolta d'una rupe, in fondo alla valle. Era l'antiguardo dell'ala destra dei Babilonesi, che doveva, per l'angustia de' luoghi, avanzarsi da quella banda, lasciando tra sè e il centro dell'esercito il corso dell'Eufrate.

— Dividono le forze! — notò Sempad, con aria di trionfo.

— Possono farlo; — rispose con amarezza Vasdag. — Molto maggior nerbo di gente avranno incamminato sulla riva destra del fiume, dove sono i lor movimenti più agevoli. Mirano a pigliarci in mezzo, e accortamente preparano i cerchi; ma per gli Dei, innanzi che siano calate quelle miriadi senza nome dai monti avremo fatto un profondo squarcio nelle schiere del piano, e i tronchi del serpente dureranno fatica a ricongiungersi.