«— Ninia! — esclamò ella alzando i suoi grand'occhi verso di lui ed abbassandoli tosto; — il principe di Babilu!

«E fu per cadere al suolo, tanta era la sua confusione. Ma Ninia si affrettò a sorreggerla, e in cosiffatta guisa, Ahriman, che vigila ai danni della creatura, li ebbe gittati, senza loro saputa, l'una nelle braccia dell'altro.

«Fu questo il primo incontro, e non fu il solo. Due volte ancora la vezzosa nuotatrice varcò la corrente del fiume, recando la sua ciotola di fresco latte all'assetato garzone. Il terzo dì, fatto più ardito, egli non volse già ai tamarischi di Lahiru: bensì, uscendo da Babilonia sulla riva sinistra del fiume, e lasciatisi indietro i giovani amici, cavalcò ansioso fino ai palmeti di Gomer. Vuoi tu udire ciò che si bisbigliasse ieri, sulla quinta ora del giorno, in quel nido di verdura, celato agli sguardi profani? Pon mente, e vedi se alcuna cosa è sfuggita al vigile orecchio del tuo genio tutelare.

«— Ti son io così cara? — dicea la fanciulla. — Non mi dimenticherai tu un giorno, o mio principe?

«— Principe! — ripetè con accento di amarezza il regio garzone. — Tutti mi chiamano così e il nome mi suona sgradito. Tu chiamami Ninia, il tuo Ninia, il fratello, il giovine amico del tuo cuore. Dimentichiamo la reggia; nessuno mi ama laggiù!

«— E tua madre? — gli chiese Anaiti.

«— Mia madre, tu dici? Io l'amo, e credo che ella mi ami; ma le gravi cure del regno la distolgono sempre da me. Mi ama Zerduste, il savio principe dei Medi, che la regina mi ha dato a maestro e custode. Mi ama! — aggiunse sospirando il garzone. — Lo dice; soventi volte lo dice; ma io non ho mai visto il sorriso di quell'uomo, il sorriso, in cui si manifestano i dolci sensi dell'anima, il sorriso, che mi fa parer più leggiadro il tuo volto e m'innonda il cuore di così nuova dolcezza! Sempre grave, cupo, accigliato, è Zerduste, pauroso come il suo dio, circondato di spiriti invisibili, che riempiono le mie notti di arcani terrori. Con te son lieto, Anaiti; bella e pietosa come l'aurora, tu sperdi le tenebre addensate su me, tu mi rinfranchi lo spirito abbattuto, mi rechi la fede, la speranza e l'amore. Non son queste le tre consolazioni della vita? E non è bello che mi vengano tutte da te?

«Così ragionando egli, e la fanciulla rispondendogli con la muta eloquenza degli occhi radianti, errarono a lungo sotto i palmeti di Gomer. Colà Ninia vide per la prima volta la casa di lei, umile tugurio di pescatori, dove si nasconde quel miracolo di leggiadria, come entro vil gleba il diamante. Ma essa non vi rimarrà a lungo, se a Ninia sarà dato di colorire i suoi amorosi disegni. Nel cuore della rusticana fanciulla si agitano confusi i desiderii e le ambizioni della donna. È soltanto dell'uomo il restarsi ignaro e contento nell'umile stato a cui lo condannò la natura; la donna, in quella vece, sol che le arridano gioventù e bellezza, può levarsi in alto, fors'anco apparir degna di un trono. Non è egli vero, o Ninia? Non è ciò che tu pensi?» —

Così Zerduste, con progressione implacabile, era venuto scoprendo i più riposti segreti di quell'anima giovanile. Ninia, attonito da prima, indi sgomentito, esterrefatto, lo aveva ascoltato tacendo.

— Padre mio, — gridò egli finalmente, con voce lagrimosa, nell'atto di buttarsi ai piè di Zerduste, — se tu la vedessi! Ella è così bella, ed io l'amo tanto! Strappami il cuore, se così ti piace, ma non strappar Ninia da lei! —