Zerduste lo rialzò, senza profferir verbo.

— Non mi dirai tu nulla? Non mi perdonerai tu? — chiese il garzone con supplichevole accento. — Se io ti ho mal conosciuto finora, non vorrai tu condonarlo alla mia giovinezza inesperta? Sì, io lo vedo, lo sento; tu sei il ministro d'un Dio, tu che sai ogni cosa, tu che leggi nel profondo dei cuori, onniveggente maestro!

— Non io, — soggiunse umilmente Zerduste, — ma i santi Amsciaspandi, gli Ized, e i Ferver, invisibili spiriti che ti incutono spavento. Eglino, per altro, non fan paura ai saggi; chi segue la legge di Mazda non ha nulla a temere da essi. O Ninia, ed è il tuo labbro che ha potuto giudicarmi così malamente? Non t'amo? Non hai veduto mai Zerduste sorriderti! E che? Dovrei io allegrarti di vane lusinghe, come una vil femminetta, io che ho sacrata la mia vita agli arcani della divinità, io che consumo le notti sulle tavole sacre, io che nutro il tuo spirito dei reconditi veri?

— Padre mio! — gridò Ninia, piangente. — Sono colpevole; qual pena m'infliggi?

— La preghiera, mio figlio, la preghiera che innalzerai al trono di Mazda, nel fervore dell'anima tua. Ancor lungo cammino ti è mestieri di correre, innanzi di giungere alla vera sapienza; ma la fede e la preghiera possono farlo più breve. Tu allora accosterai sicuro le labbra al calice delle umane delizie, che non avrà più veleno per te.

— Maestro, — disse il garzone, riaprendo il cuore alla speranza, — e se io avessi questa fede... se io ti giurassi...

— Va; — interruppe Zerduste, sorridendo la prima volta al discepolo; — Ahuramazda non è un tiranno dei cuori. Va coi tuoi giovani amici; ma pensa...

— Che egli regna in cielo, — proseguì il giovinetto esultante, — e che tu sei il suo ministro sulla terra. Io lo adoro e ti amo. —

Così dicendo, Ninia era per inginocchiarsi ai suoi piedi. Zerduste lo trattenne con piglio amorevole e lo strinse al suo seno.

L'adolescente col cuore in festa, il volto sfavillante di gioia e il piè leggero, si dipartì poco stante da lui. Lieto al pari di Ninia, ma di più profonda allegrezza, Zerduste rimase solo lassù.