— E non temi di farti più oltre? — gli chiese un'altra voce da fianco.
— Temere? io? — gridò il giovine con piglio superbo. — Chiunque voi siate, sappiatelo; ignoro che sia la paura.
— Non fidar troppo nelle tue forze! — soggiunse la voce. — Esse non valgono contro le arcane potenze Sai tu forse ciò che ti aspetta?
— La morte? — ripigliò il re d'Armenia. — Fosse pur questo il mio fato, nol temo. —
E così dicendo, il pronipote d'Aìco volgeva intorno la fronte, quasi volesse sfidare i suoi interlocutori non visti.
— Ah! — rispose la voce con accento sarcastico. — Ben altro si può farti.... Ben altro.... Tal colpo si può ferire su te, che ti faccia docile e pauroso siccome un fanciullo. Sacri misteri ti circondano, non uomini pari tuoi, contro i quali basti snudare il ferro, di cui la tua mano ha già accarezzata l'impugnatura più volte. Tu sei nel grembo della terra, ricordalo, nel grembo della terra, in cui si celano le idee madri, le virtù arcane della natura.
— Sta bene, ed io le venero, queste arcane virtù; — rispose Ara tranquillo. — Sono avido di sapere, chiedo di leggere nel passato e nel futuro, se pure è in poter vostro di farmelo palese. Vengo a voi fiducioso; e che mi date voi, dopo avermi chiamato? Come rispondete voi alla mia fede, dopo aver turbato il sereno dell'anima mia, dissipati i dolci miei sogni, avvelenato il nappo delle mie contentezze? M'involgete nelle tenebre, mi niegate accoglienza, mi fate minaccia di tormenti inauditi.
— Uomo cieco! — disse a lui di rimando la voce. — Le tenebre dell'errore ti circondavano; le vane voci del mondo ti suonavano all'orecchio. Or ti avvicini alla luce del vero, alla quiete santissima del giusto. Se ti soccorre l'ardimento, batti dunque a quell'uscio. Ma bada; non si torna più indietro, se non educati alla scienza del bene e del male; e l'albero della scienza dà frutti amarissimi. —
Il re d'Armenia crollò alteramente le spalle e s'inoltrò verso l'uscio di bronzo. Aveva appena posato il piede sulla soglia, che questa diè un suono metallico, uno schianto rumoroso, a cui rispose un sobbalzo del giovine, un tremito di tutta la persona, siccome avviene ai più animosi e ai più calmi, per ogni inaspettato fragore, o traballìo, che accenni non esser più sicura sotto i lor piedi la terra.
— Ah! — suonò beffardamente la voce. — Già ti sgomenti, pronipote di Aìco? —