Il giovine capo si fermò nel mezzo della via; a rispettosa distanza i seguaci; le salmerie del pari, in lungo ordine dietro a costoro. I cavalli delle due schiere si salutarono con sbuffi e nitriti.
Alla vista dei sopravvegnenti, i babilonesi si erano tosto rimessi in ordinanza. Uno di costoro, il comandante, notevole al balteo frangiato d'oro, si fece innanzi a galoppo. Bared, pigliati i comandi del suo signore, s'inoltrò alla sua volta.
— Chi è lo straniero, — dimandò il babilonese a Bared, — che cavalca innanzi alla vostra schiera, come principe a capo delle sue genti?
— Non conosci tu il re d'Armenia, — disse Bared a lui di rimando, — Ara, il figlio di Aràmo, della stirpe d'Aìco?
A queste parole il babilonese inchinò la fronte sulla criniera del suo cavallo, nell'atto che volgeva a terra la punta della sua spada ricurva.
— Bene dovevo io argomentarlo, — rispose egli, — poichè il suo volto è pari a quello d'un Dio, e nelle sue pupille Nebo ha diffuso, come a prediletto figliuolo, il sacro colore della vôlta celeste. —
E sceso prontamente d'arcione, si fece incontro al cavallo del re, per tenerne, in segno di onoranza, le redini; indi soggiunse:
— Ben venga Ara il bello, il figliuolo di Aram, nel mese fortunato, nel giorno avventuroso, alle porte di Babilu. La gran Semiramide, cui Belo ha concessa la vittoria della spada e l'impero dello scettro sui potenti della terra, attendeva impaziente il grazioso principe ed il suo nobil tributo.
— Non tributo, ma dono; — rispose prontamente il re d'Armenia, aggrottando le ciglia. — Babilonia è possente, ma la stirpe d'Aìco, più che dalla amicizia di Nino, dalle opere sue ripete il diritto di portar la benda di perle. Nemici da prima, e più e più volte alle prese, furono i padri nostri coi re della vasta pianura; amici ossequenti noi, non vassalli.
— E sia; — soggiunse l'altro arrendevole; — meglio amici ossequenti, che sudditi impazienti di freno. Ora ti piaccia, generoso signore, di venire alla stanza che la regina ti ha assegnata, a ristoro dalle fatiche del viaggio, innanzi di accoglierti in Babilonia, colla pompa che ad amico re si conviene. —