E in questa occasione si erano infiammati nel popolo l'amore e la devozione pel re. In quella guisa che una leggiadra donna torna più cara ai riguardanti, se nube di tristezza le faccia velo alla fronte, Ara il bello, così malinconico e grave, destava maggiormente l'affetto dei cuori. E confusamente indovinando le cagioni della sua tristezza, si malediceva a Semiram; in ciò prime le donne, che ognun sa più esperte e più pronte degli uomini a scorgere la mano del loro sesso nei nostri mal celati rammarichi. Un amore infelice diffonde una cert'aria sul nostro volto, che elleno sole sanno intender che sia, poichè elleno sole hanno virtù di chiamarla coi loro rigori, di scongiurarla coi loro sorrisi. Egli è forse per ciò che l'uomo ferito d'amore, cioè a dire amato, o reso infelice da una, trova altre in maggior numero, consolatrici volenterose, o rivali.

Così uomini e donne sentivano pietà della mestizia di Ara; lo amavano sventurato, più assai che non lo amassero felice da prima. E in tutti un tacito foggiarsi sul suo grave contegno; un prepararsi istintivo agli eventi; un ansioso interrogar gli echi e odorar l'aria infida della pianura.

Si era adunque sul finire del mese di Adukanna, ed Ara viveva pensieroso nelle più solitarie stanze del suo palazzo, donde si scorgevano le onde tranquille del lago di Van, allorquando un drappello di Babilonesi giunse alle porte di Armavir e il suo capitano chiese d'essere introdotto alla presenza del re.

— Venga! — disse Ara, a cui l'annunzio repentino, quantunque da più giorni atteso, avea cagionato un turbamento indicibile, che non era già figlio di paura, sibbene di ripugnanza, per un messaggio di quella donna così profondamente odiata e diletta.

Invero egli amava quella donna pur sempre. Creda ciò impossibile chi nulla sa dei fieri contrasti d'un affetto gagliardo e delle arcane contraddizioni del cuore. Ei l'amava, esecrandola. Impunemente non s'era egli accostato ai sacri misteri di Militta Zarpanit; impunemente non aveva detto a quella bellissima tra le donne: «io t'adoro; la dea ha assunte le tue forme, per farmi il più lieto, o il più triste degli uomini; qualunque cosa avvenga, sarò tuo, sempre tuo!» Bene erasi egli allontanato dalla odiata regina, ma fieramente amando la donna; era fuggito, ma recando lo strale confitto nella ferita. E voleva disprezzarla, e non poteva; tanto olocausto non gli era dato di fare all'ombra amata di Sandi. L'amore è possente come vin generoso, e più ancora che in altri, nel petto dei forti. Gli Elleni, trovatori felici di profonde allegorie, doveano adombrarlo nella veste di Nesso, che s'apprende alle carni del semidio e si consuma, nell'apprestato rogo, con lui.

Il re d'Armenia si circondò, per ricevere il messaggiero babilonese, di tutti i grandi della sua corte, guerrieri la più parte e cantori; quelli avvezzi a combattere, questi a celebrare le gesta dei prodi.

— Venga il Babilonese! — dicevano essi. — Reca egli messaggio di guerra?

— Forse! — rispose gravemente il re.

— E tu, che gli risponderai, nobile figlio di Aràmo?

— Quello che voi rispondereste, o miei fedeli; pace a chi viene con amiche parole; guerra a chi cova sinistri disegni.