I due santi non intesero a sordo. Diedero, prima di andarsene a letto, una ripassata ai testi, e quella notte dormirono più tranquilli che non avessero sperato, innanzi di avere quella conversazione tanto istruttiva coll’oste. La mattina seguente, rieccoli in piazza de’ Banchi. La gente li vede, e non si lascia adescare, pensando che canteranno le solite storie.

Ma no, niente del giorno addietro. Ecco che l’un dei due cava, di sotto un lembo della toga un grosso scartafaccio, foderato di cartapecora. Pare un libro mastro, e concilia subito l’attenzione. Più ne conciliano le prime parole del santo, che, squadernandosi il libro sul braccio sinistro, e battendo con un gesto vittorioso della destra sulle pagine aperte, comincia in questa nuovissima forma:

— Il Signore ha detto «chi seguirà il mio nome riceverà il cento per uno, ed anche erediterà la vita eterna».

— Il cento per uno! — ripete un secondo, mettendosi sulle orme del primo.

— E la vita eterna per il buon peso! — soggiunge un terzo, che già si tira dietro il quarto ed il quinto. — Dici tu il vero, o sant’uomo?

— Non io lo dico, o fratelli, — risponde il santo del libro. — Lo dice san Matteo, al capitolo diciannovesimo, versetto ventesimo nono; lo conferma san Marco, al capitolo decimo, versetto trentesimo; e al versetto trentesimo del capitolo decimottavo lo ribadisce san Luca. Tre firme, come vedete, e di prima qualità.

— E con la tua per avallo! — gridarono gli astanti infiammati, chiamando al prodigio tutta la piazza.

— Aggiungete quella del mio compagno, qui presente ed accettante.

— Benissimo! egregiamente! Non si è mai vista in piazza una cambiale più garantita di questa. —

Quel giorno, senz’altri discorsi, tutta la piazza de’ Banchi si fece cristiana. Il giorno seguente non si sarebbe trovato un pagano, in tutta Genova, a pagarlo un marengo.