Damiano non volle sentirne più altro. Quella sera dormì male. A mezzanotte doveva andar egli di guardia alla vela, e Cosma gli teneva compagnia. Era l'uso, tra loro, di non separarsi mai; tanto che i piloti avevano finito col mandarli sempre insieme a far le quattro ore di guardia.
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—Senti;—disse Damiano al compagno, quando furono soli sul ponte;—io, per me, non ho più pace, fino a tanto che non ho detto ogni cosa all'almirante. E tu, che cosa ne pensi?
—Io penso,—rispose Cosma,—che avremmo fatto bene a parlare anche prima. Finalmente, qui non si tratta di riferire i discorsi della gente; si tratta d'impedire un delitto. L'almirante dev'essere posto in grado di custodirsi da un colpo di mano.
—Giustissimo!—ripigliò Damiano.—Eccolo là, per esempio, che esce dal gavone di poppa, come fa tutte le notti, per invigilare la guardia. Egli infatti non dorme che da un occhio. Ma per la sua persona egli non ha nessuna vigilanza. Due uomini risoluti potrebbero gittarglisi addosso, afferrarlo per la vita, levarlo di peso, e una, due, tre, buttarmelo a mare come un sacco di cenci.
—Che infamia! e sarebbero capaci di farlo.
—Dunque, si dice tutto?
—Si dica.—
Mentre i due si confortavano scambievolmente a parlare, l'almirante veniva a passo lento da poppa, per vigilare le guardie, che non si lasciassero prendere dal sonno.
—Buona notte, signor almirante;—disse Cosma, appena quell'altro gli fu vicino.—Iddio vi guardi.