—Sicuro; e ancor io voglio restare in Haiti.—
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[Capitolo XIV.]
In che salsa vanno accomodati gli amici quando ci guastano le uova nel paniere.
Damiano si aspettava di tutto, fuorchè quella notizia, ricevuta così a bruciapelo dal suo dilettissimo Cosma. O, per dire più veramente, se anche un vago sospetto di quella novità gli era venuto allo spirito, egli si aspettava di tutto, fuorchè di sentirselo confessare con tanta tranquillità.
Ma perchè gli tornava così ostico che Cosma avesse deliberato di restare? Non restava ancor egli? E non era naturale che, vedendo lui tanto fermo nel suo proposito, Cosma avesse finito con adattarsi alla medesima fine? Tutto considerato, si poteva ricostituire benissimo la serie di argomentazioni per cui era passato l'amico. Da principio aveva tentato di persuadere Damiano a ritornare in Europa; poi si era stizzito vedendo la sua ostinazione, e aveva lasciato trapelare il disegno di ricorrere all'autorità dell'almirante. Di lì la risoluzione di scendere a terra anche lui, e di salire alla fortezza, dove l'almirante era andato. Ma per via si era pentito, o perchè gli paresse che le sue ragioni non sarebbero bastate a muovere l'almirante, o perchè temesse di [pg!247] render ridicolo il suo compagno, con la esposizione di quelle ragioni. E allora, non sapendo più a qual santo rivolgersi, era avvenuto a Cosma un quissimile del caso del profeta Balaam, che, andato per maledire, si era voltato di schianto a benedire. Damiano voleva restare ad ogni costo? Ebbene, non bisognava lasciarlo solo in quella terra lontana; anche Cosma, il vecchio amico, sarebbe rimasto laggiù; e la sua risoluzione avrebbe fatto arrossire di vergogna l'ingrato Damiano, per cui Cosma si disponeva ad un sacrifizio così grande.
Questa risoluzione tornava sicuramente a grande onore dell'amicizia. Si era detto, nei tempi antichi, Damone e Pizia, Niso ed Eurialo, Oreste e Pilade; si sarebbe detto, nei tempi moderni, Cosma e Damiano. È sempre bene che certi tipi, belli ma antiquati, si rinnovino, in quella stessa guisa che si rinfrescano i vecchi dipinti.
Eppure, no, la ricostituzione delle fasi psicologiche per cui poteva esser passato Cosma, non finiva di persuadere Damiano. Egli sentiva Cosma, da parecchio tempo, come uno che gli vogasse sul remo. Senza volerlo, sì, forse; ma infine, non è necessario che uno sia innocente dell'averci pestato un piede, se ci dà noia e dolore pestandolo; e tutti abbiamo in uggia il nostro compagno di passeggiata, che, senza farlo a posta, solo per vizio d'abitudine, ci dà l'eterno colpettino sul braccio.
Damiano, adunque, sentiva da qualche tempo riuscir molesto l'amico. La noia che Cosma gli aveva data in altre isole non poteva dargliela pure in Haiti? E qui certe idee vaghe, ma dolorose, passavano per la mente di Damiano. Abarima che sapeva il nome di Cosma.... E perchè ciò? Come poteva ella ricordarlo, avendo veduto una volta sola, e alla sfuggita, l'amico di Damiano, mentre questi [pg!248] non ricordava di averne proferito il nome, vedendolo apparire nella sala del convito?
E poi, quel desiderio, manifestato da lei, che Cosma restasse! Gli amici dovrebbero star sempre uniti; bella ragione! Ma deve passare per la mente di una donna, che ami l'uno dei due? L'opposto dovrebbe essere, precisamente l'opposto.