—Voi dunque, messer Damiano, volete proprio così? Sarete contento.

—E già contento mi vedete fin d'ora, signor almirante, e pieno di gratitudine per voi. Posso dunque dire a Cosma che voi volete vederlo alla fortezza?

—Che fretta è la vostra?—esclamò l'almirante.

—Signore, non dicevate voi dianzi che sarà utile vedere fin d'oggi, con gli ufficiali, come possano essere distribuite le parti lassù?

—È vero, è vero, e voi avete buona memoria. Sia dunque chiamato il vostro amico. Manderemo indietro qualcuno.

—Vado io, se permettete. Tanto, poichè non ho da comandare, non è necessario che io venga a studiare i particolari del servizio.

—È giusto; andate dunque, messer Damiano,—conchiuse Cristoforo Colombo.—E sia fatta la volontà di un uomo, che vuole ad ogni costo.... obbedire.—

Damiano non istette a ribattere la celia del signor almirante; fatto un profondo inchino, si allontanò sollecitamente, ritornando verso la spiaggia. [pg!282] Il palischermo non era ancora partito, ed egli ebbe tempo di rimontarvi su, per farsi condurre a bordo della caravella.

—Ah, caro il mio Cosma!—mormorava egli, avvicinandosi alla Nina.—Uomini di Plutarco come me, non ne troverai ad ogni canto di strada. Tu volevi rubarmi il posto nella casa di Tolteomec, ed io te lo lascio. Un po' per forza, è vero; ma qual è l'atto di virtù che non costi uno sforzo? Aggiungi che un altro posto ti lascio, e questo era mio, destinato a me dalla espressa immutabile volontà del signor almirante. Io ho filato, e son nudo; tu non hai filato, ed hai due camicie. Ti compensino esse di quella che hai regalata all'interpetre. Caro il mio Cosma, che facevi l'inconsolabile! il messer Francesco Petrarca, senza lo sfogo del Canzoniere! Ma già, anche del Petrarca e del suo costante amore, sappiamo che cosa si debba pensare.—

Damiano sorrise a se stesso, contento com'era del suo ragionamento.