—Il pensiero, signor almirante, mi è venuto così. Non credeva da principio che Cosma, il mio buon amico e concittadino, volesse restare nell'isola. Ieri [pg!280] finalmente, ho saputo che il suo desiderio sarebbe di rimanere. E in questo caso mi pare che il posto di aiutante spetterebbe a lui, piuttosto che a me. Cosma ha ben altre doti, che io so di non possedere. Perchè io mi conosco, signore. Non ho ragioni per essere modesto; ne ho invece per essere sincero. Ho l'umor gaio e mattacchione, io: quando mi saltano i grilli in capo, addio gravità! Cosma è grave, anche quando dorme; ha l'indole e l'aspetto più confacenti a chi deve esercitare un comando. Io dunque vi prego, messere, vogliate metter Cosma in mio luogo, come aiutante di don Diego di Arana.—
Cristoforo Colombo era stato a sentirlo con molta attenzione, senza mai interromperlo. Quando vide che aveva finita la sua perorazione, gli disse:
—Ma sapete, messer Damiano, che voi siete la perla degli amici?
—Voi mi date la baia, signor almirante!—rispose Damiano, abbassando la fronte, in atto di grande umiltà.—La perla degli amici è Cosma, ed io troppe prove n'ho avute. Per una volta tanto, vorrei pagarlo delle sue cortesie.
—Se volete ad ogni costo....—disse Cristoforo Colombo.—Se così siete intesi tra voi....
—No, nessuna intesa è corsa tra noi;—rispose Damiano.—So che Cosma rimarrebbe volentieri; tanto che da due giorni non fa altro che studiare la lingua di questi naturali, insieme coll'interpetre Cusqueia. Vorrei che fosse contento: vorrei che restando avesse un ufficio degno di lui. E se voi, messere, mi amate....
—Certamente, vi amo. Siete mio concittadino; siete un gentiluomo, quantunque il vostro nome mi sia sconosciuto; siete stato anche un buono e intelligente compagno di fatica per noi; debbo dunque amarvi e pregiarvi grandemente. Mi duole che ricusiate [pg!281] un ufficio che vi avevo offerto, stimandovene degno; ed oggi ancora ve l'offro.
—Ed io ve ne ringrazio, signore, e torno a pregarvi di conferire l'ufficio a Cosma. Egli, badate, non sa che voi avete offerto un tal comando a me; voi, messere, non ne avevate ancora parlato a nessuno....
—A nessuno,—rispose l'almirante.
—Ebbene, gli verrà dunque offerto da voi come cosa nuova; l'avrà come una primizia, ed io sarò, doppiamente felice se il mio buon amico e fratello Cosma ignorerà che l'onore gli è fatto per mia intercessione.