—Sicuramente; tutto è all'ordine, lassù. Non resta che di destinarvi il presidio. Anzi, tra le cose che dovevo fare, c'è questa, di avvisar te che il signor almirante ti vuole a terra, e subito.

—Vuol me? per che fare?—esclamò Cosma, stupito.

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—Non so; mentre ero sul punto di ritornare, mi ha detto: a proposito, avvertite il vostro amico messer Cosma, che lo aspetto alla fortezza; devo parlargli. Così mi ha detto, nè più nè meno.—

Cosma stette un pochino sovra pensiero, cercando dentro di sè che cosa potesse volere l'almirante da lui. Ma non trovò nulla di nulla; perciò si strinse nelle spalle, e si alzò, per andare alla scaletta di bordo.

—Debbo aspettarti?—diss'egli a Damiano, prima di giungere al capo di banda.

—No, io non potrò sbrigarmi così presto;—rispose Damiano.—Ho da cercare qualche cosa fra le carte del signor almirante. Poi ho da far raccogliere e portare a terra certe minuterie per gli scambi, che a lui non bisognano più e che serviranno meglio a noi altri. Addio, dunque, e a rivederci più tardi.—

Cosma, ingannato dalla calma apparente, e più dalla parlantina dell'amico, scese nel palischermo e si fece condurre alla spiaggia. Damiano lo guardava intanto con la coda dell'occhio.

—E dire,—pensava egli,—e dire che mi rincrescerà di piantarti, all'ultim'ora!... Perchè, infine, si era amici per la vita e per la morte. E se non era questa selvaggia capricciosa, la nostra amicizia sarebbe durata fino alla morte. Aveva già superate tante prove! E perchè non dovrebbe superare quest'altra?... No, per tutti i diavoli, no;—soggiunse Damiano, cacciandosi la destra sotto il corpetto di lana e comprimendosi il cuore.—No, viscere infame, stai zitto! La mia vendetta, per questa volta deve passare avanti tutto. Una gran vendetta, poi! Vi faccio un regalo, miei cari sposini. Vivete felici, crescete, moltiplicate, e ch'io non senta più parlare di voi.—

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