[Capitolo XV.]
Come fu inaugurata e presidiata la fortezza del Natale.
Era il secondo giorno dell'anno 1493, quando si potè dire che la fortezza fosse finita di tutto punto, da otto giorni che era stata incominciata. S'intende che non era una gran fabbrica; non bastioni, non mura, ma fossi, argini e terrapieni, sul fare delle moderne fortificazioni passeggere, o piuttosto degli antichi accampamenti romani, poichè, alla guisa loro, l'argine interno era difeso da una palizzata che correva tutto in giro. Nel mezzo del terrapieno sorgeva un grosso torrione di legno, entro il quale stavano al coperto le munizioni da bocca e da fuoco, che Cristoforo Colombo aveva fatte estrarre dalla Santa Maria naufragata. Il provvido almirante aveva aggiunto alle provvigioni della fortezza tutto ciò che non era strettamente necessario alla Nina; poichè questa doveva ritornare senz'altre esplorazioni in Ispagna.
La fortezza così costruita ebbe nome dal Natale, essendo nella notte sopra quel giorno naufragata la Santa Maria. E come il legname della nave naufragata era servito a formare l'ossatura del torrione, così i suoi cannoni servivano alla difesa della nuova [pg!286] costruzione. Quelle due bombarde e quei quattro falconetti erano più che bastanti a tenere in rispetto non solamente un popolo ignudo e quasi inerme, come quello di Haiti, ma gli stessi Caribi, se mai avessero ardito far nuove incursioni sulla costa, perchè essi d'altro non andavano armati che di archi, con frecce di canna, chiaverine di legno, e piccole accette di selce.
Del resto, diceva l'almirante, più che dal timore così facilmente ispirato nei naturali dell'isola, i nuovi coloni dovevano trarre argomento di sicurezza dalla loro disciplina e dalla bontà paterna con cui avrebbero trattate quelle pacifiche tribù, avvezze oramai a venerare gli stranieri navigatori come figli del cielo.
La mattina del 2 gennaio, adunque, vestito in pompa magna e seguito dai suoi scudieri tutti coperti d'acciaio brunito, il grande almirante del mare Oceano scese nel suo palischermo alla spiaggia. Erano là ad aspettarlo gli ufficiali ed i marinai delle due caravelle, che tosto lo seguirono per il noto sentiero fino al villaggio di Guacanagari, e di là alla fortezza del Natale.
Innanzi di scendere nel palischermo, Cristoforo Colombo aveva scambiate alcune parole con messer Damiano.
—Come?—gli aveva detto.—Voi non venite a terra?
—Signore,—aveva risposto Damiano,—è ben necessario che qualcheduno stia alla custodia della Nina, lasciata per un giorno così sola. E dopo ciò che la vostra bontà mi ha consentito questa mattina....
—Sì, sta bene;—rispose Cristoforo Colombo, ridendo.—Ma non sarebbe una buona ragione perchè voi rimaneste a bordo, senza pur dare un abbraccio [pg!287] agli amici. Dubitate già della vostra fortezza d'animo? e temete di mutare ancora una volta di opinione?....