—Signore,—disse Damiano, umiliato,—avete ragione a rider di me.

—Celiando, non è vero?—soggiunse l'almirante, battendogli amorevolmente la mano sulla spalla.—L'amicizia consente lo scherzo, purchè non ecceda. Restate dunque, se così vi pare.

—No, messere;—rispose Damiano.—Poichè tutto è inteso oramai, e per dimostrarvi che questo cambiamento è stato l'ultimo.... se mi permettete, verrò.—

Così, anche Damiano aveva seguito l'almirante. Del resto, a bordo della Nina restava un pilota, e parecchi uomini di guardia con lui. La presenza di messer Damiano non era dunque necessaria.

Sulla piazza del villaggio, Guacanagari era venuto incontro al capo degli uomini bianchi. Offriva a tutti una refezione, il buon cacìco di Haiti; ma Cristoforo Colombo non poteva accettarla che due ore più tardi, quando fosse compiuta la cerimonia della inaugurazione del forte Natale e del giuramento dei nuovi coloni che dovevano esserne il presidio. Il cacìco fu anzi invitato a quella solennità militare, e con lui i più notabili tra i naturali del luogo.

Preceduto dal suo trombettiere e dall'alfiere che portava la bandiera di Castiglia, l'almirante entrò dal ponte levatoio nel forte. I due equipaggi, armati di archibugi e di scuri, lo seguirono, andando a schierarsi contro le palizzate. Cristoforo Colombo, avendo Guacanagari al suo fianco, e i suoi ufficiali d'intorno, prese posto in mezzo al quadrato.

Era uno spettacolo solenne per sè stesso; ma più solenne lo rendeva la figura maestosa di Cristoforo [pg!288] Colombo, la cui fronte alta e bianca, illuminata da un raggio di sole, e lo sguardo azzurro, che volentieri spaziava nei mondi lontani, avevano un certo che di sacerdotale, effondendo tutt'intorno un senso di cose sacre ed arcane.

Impugnata l'asta della bandiera che l'alflere gli aveva presentata, Cristoforo Colombo fece un passo avanti e parlò alla sua gente.

—Compagni ed amici,—diss'egli,—trentanove di voi rimarranno a formare la prima colonia castigliana del nuovo mondo. Questo è un grande onore, ed altresì una grande malleveria. Confido che essi saranno degni dell'uno e dell'altra, ricordando di esser qui nel nome di don Ferdinando e di donna Isabella, re e regina di Castiglia e Leone. Rodrigo di Escobedo, vogliate leggere, anzi tutto, i nomi dei marinai destinati a rimanere nell'isola di Spagnuola. E a mano a mano che i nomi saranno letti, escano gli uomini dalle ordinanze, e vadano a destra, per allinearsi sotto gli ordini di Pedro Gutierrez.—

Rodrigo di Escobedo, regio notaio, cavò dal giustacuore un rotolo di carta, lo dispiegò, e lesse ad alta voce trenta nomi di marinai; e questi, ad uno ad uno, usciti dalle ordinanze, andarono a mettersi in fila, a pari con Pedro Gutierrez, primo pilota della Santa Maria.