—Bravi! e siate fratelli sempre;—rispose Cristoforo Colombo, dopo averli abbracciati.—E ciò sia per conforto di quella povera patria, a cui vi prego di portare il mio reverente saluto. Vedevo ieri gli ambasciatori di Genova non lieti, e mi pareva d'intenderne la cagione. Essi certamente pensavano che la bella impresa da cui eravamo tornati noi, si sarebbe potuta compiere con forze genovesi, se ai grifi di Genova non avessero tarpate le ali le sue maledette discordie. Ma io pensavo in pari tempo un'altra cosa, e più grave. A danno delle repubbliche Italiane i grandi Stati si vanno formando e fortificando in Europa. Oggi, neanche la nostra concordia basterebbe più a scongiurare quel danno. La nostra Repubblica non ha terra, alle spalle, e va perdendo l'imperio dei mari; intanto i suoi cittadini non pensano neanche a prepararle un glorioso tramonto. Questo, per Genova, è peggio del non aver favoriti essa i disegni di un suo figlio devoto. Come ci rialzeremo noi, Italiani, da questa miseria? e quando? Non è dato a noi di prevedere il tempo e le vie; perciò siamo tristi. Ma voi, amici, voi gentiluomini, non fate nulla che aggravi le tristezze e accresca i danni alla madre comune. Tristi morrete anche voi, ma senza rimorsi. Andate ora, nel nome di Dio, ricordate ed amate.—

Fine.

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Il terzo romanzo colombiano che fa seguito a «Le due Beatrici» e a «Terra Vergine» porterà per titolo:

I figli del Cielo.

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Note

[1]In latino (e merita di essere riferito testualmente, poichè è composizione di Cristoforo Colombo): «Domine Deus æterne et omnipotens, qui sacro tuo verbo cœlum et terram et mare creasti; benedicatur et glorificetur nomen tuum, laudetur tua majestas quæ dignata est per humilem servum tuum efficere ut ejus sacrum nomen agnoscatur et prædicetur in hoc altera mundi parte.» La preghiera di Cristoforo Colombo, per ordine dei reali di Castiglia, fu usata in simili circostanze dagli altri scopritori spagnuoli, come Bilbao, Cortes e Pizzarro.

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OPERE di A. G. BARRILI.