—Beato voi! sempre di buon umore;—disse l'almirante.
—Ma sì! perchè mi guasterei il sangue con le malinconie?—rispose Damiano.—Ho studiato tanto di medicina da intendere che non me lo aggiusterebbe più nessuna ricetta.
—E non ci rivedremo più, miei signori?
—Chi sa?—disse Cosma.—Non verrete voi mai a salutare la patria?
—La patria!—esclamò sospirando il navigatore Genovese.—Ora, la patria mia è quello spazio di mare che va dalla foce del Guadalquivir al porto del Natale. Lo scopritore è incatenato alle sue scoperte, come il Titano alla sua rupe.
—Con la giunta dell'avvoltoio; la grazia!—rispose Damiano.—E tuttavia, messere.... Cosma vi ha detto: chi sa? Io vi rispondo: sicuramente. Ci rivedremo, messere. Vado a Genova e torno.
—Ah, bene! Faccio assegnamento su voi. Ma non saprò io per intanto chi siete voi due?
—È giusto;—disse Cosma.—Nell'atto di ringraziarvi, il meno che possiamo fare è di dirvelo. Giano di Campo Fregoso è il mio nome.
—E il mio, Bartolomeo Fiesco;—disse Damiano.
—Due nemici, una volta, e due rivali;—riprese [pg!374] Giano Fregoso;—ora due fratelli nella vostra gloria, a cui siamo orgogliosi di essere stati compagni.