—Importuna?—soggiunse Bovadilla.
—Non importuna, pericolosa:—rispose don Cristoval.—Voi foste il mio buon angelo, donna Beatrice, quando io disperavo di raggiungere l'intento. Là, sull'Oceano, eravate ancora la mia forza interiore. Ma voi lo intenderete; c'erano i momenti in [pg!372] cui la viltà degli uomini o la collera degli elementi richiedeva ogni mia cura; ed io allora dovevo temere che quella immagine, troppo.... presente al mio spirito, non mi facesse dimentico degli obblighi miei. Perdonate, signora, voi che intendete sicuramente più che io non dica. Ma a voi pensavo, quando mi venne sui flutti il primo saluto delle terre sconosciute.... un ramoscello di spino fiorito; e nel mio pensiero io l'ho dedicato a voi, come l'omaggio dovuto a colei che mi difese a viso aperto, alla nobile donna per il cui patrocinio costante fu possibile a me di tentare l'impresa. Eccolo, signora;—soggiunse don Cristoval, traendo da un piccolo astuccio di cordovano il ramoscello di spino;—era fiorito, quando io lo destinavo a voi. Oggi, il poveretto non ha più che le punte. Io spero tuttavia che non ferisca la nostra amicizia.
—Esso invece la suggellerà;—disse Bovadilla.
Così dicendo, Bovadilla accostò prontamente il ramoscello alla bocca. Si punse le labbra, come vi sarà facile immaginare; ma fu pronta anche a premervi su col suo fazzoletto di seta. E quel fazzoletto, tinto di alcune piccole gocce di sangue, porse tosto a don Cristoval.
—Prendete,—gli disse,—sia questo il pegno d'amicizia eterna fra noi.—
Seguì un lungo silenzio; l'ineffabile silenzio che accompagna le grandi gioie, come i grandi dolori. Noi lo rispetteremo, ben sapendo che ogni parola, comunque studiata e riguardosa, guasterebbe. Quando il vicerè delle isole dell'Oceano partì dalle stanze della marchesa di Moya, egli aveva gli occhi ancor bagnati di lagrime.
Quel giorno, ritirandosi nel suo appartamento, Cristoforo Colombo ebbe una pena, a cui del resto era già preparato. Cosma e Damiano, i suoi concittadini, [pg!373] i suoi compagni di stenti e di pericoli, venivano a prendere commiato da lui.
—Messere,—gli disse Damiano,—avete comandi da darci per Genova?
—Come? voi volete già andarvene?
—Sì, oggi stesso, se non vi dispiace. L'occasione è qui, l'afferriamo per il classico ciuffo. In altre parole,—soggiunse Damiano,—salpa di qui, nella notte, la Bella Maghellona, una galeotta genovese; io la sposo, e Cosma mi accompagnerà nel viaggio di nozze.