Per tanto, non fu difficile a don Cristoval di vedere la marchesa di Moya, in privato colloquio. Quel colloquio, nessuno dei due poteva cercarlo, nessuno dei due poteva fuggirlo: era naturale che se ne offrisse l'occasione; era naturale che ambedue l'accettassero.
Pure, non era il colloquio più naturale del mondo. Chi ci ha seguiti nella prima parte di queste istorie, facilmente lo immagina. Donna Beatrice aveva veduto giungere quel momento solenne; non aveva fatto nulla per affrettarlo; e là, davanti a quell'uomo, era rimasta come inchiodata al pavimento, guardandolo senza vederlo, rispondendo al suo inchino con un cenno del capo, e con un moto delle labbra, a cui non rispondeva alcun suono di voce. Gli sorrideva, intanto, gli sorrideva placidamente, come a persona amica, da cui si fosse separata a mala pena il giorno prima. E tanto tempo era passato! tante cose erano avvenute, dopo il loro ultimo colloquio! e del dramma dei loro cuori così poca parte era stata confidata alle labbra!
Don Cristoval doveva fare tutta la strada che intercedeva fra lui e Beatrice di Bovadilla. L'obbligo [pg!371] era tutto del cavaliere; e da buon cavaliere, don Cristoval si avvicinò alla bella marchesa di Moya.
—Signora....—incominciò, ma senza andare più oltre.
Era, lo sapete, tutto ciò ch'egli sapesse dire, rivolgendo il discorso a donna Beatrice; tanto che un giorno la bella dama spazientita gli aveva risposto: «non sapete voi dirmi altro, don Cristoval?»
Ma per quella volta la bella dama non gli disse così; anzi, non gli disse nulla di nulla. Gli porse in quella vece la mano. E don Cristoval prese quella mano; la tenne a lungo tra le sue; poi, chinatosi divotamente, v'impresse un bacio anche più lungo della stretta.
Quello era il suo premio, e il buon cavaliere lo gustava intiero. Ed era anche il tributo della riconoscenza e dell'amor rispettoso per lei. Nè ella ritirò la sua mano, sebbene la sentisse ardere come per febbre violenta.
Ma quella scena muta non poteva durare eterna. Don Cristoval, facendo uno sforzo, aveva levata la fronte, guardando la sua protettrice. Davanti a quegli occhi aperti che la fissavano, Bovadilla socchiuse i suoi, e timidamente gli chiese:
—Avete pensato a me, qualche volta?
—Oh!—disse il buon cavaliere.—Più di qualche volta; ogni giorno; tutte le volte che m'era dato di rientrare col pensiero in me stesso. Ed anche, ve lo confesserò, mi accadeva di adirarmi con me, di ritrovarmi assai debole, di scacciare l'immagine....