Caonec prese una piastrella d'oro che Damiano portava al collo, e accennandola rispose:

—Ana.... Oro!

—Ah, bene,—gridò Damiano.—Samana, contrazione di Samaana; voce d'oro! È un bel nome. Su per giù, è come il nostro Boccadoro, che noi, per altro, non abbiamo mai usato per le donne. E questo non ci fa onore, sia detto di passata. Tu sei bella, o Voce d'oro, o Grisostoma. A proposito.... Caonec! Dille a mio nome che è bella. Come si dice bella, in questi paesi?

—Taorib;—rispose l'interpetre.

—Diciamo dunque Samana Taorib;—gridò Damiano, volgendosi alla giovane selvaggia, che rideva a più non posso;—Samana Taorib, ah! se [pg!102] tu volessi trovare taorib anche me, come sarebbe taorib! Vedete, amici? Io sono l'uomo più felice di tutte le isole del mar Oceano. Mi fermo qui, col permesso del signor almirante; non mi muovo più dal fianco di Samana Taorib, e la domando in isposa.

—Con che rito?—disse Rodrigo di Xeres.

—Con quello dei suoi paesi; e non ci vedo modo di fare altrimenti;—rispose Damiano.—Se per altro vuol esser sposata là col nostro rito, venga con noi, la sposerò davanti al Prete Janni.—

Cosma si era avvicinato all'amico, e gli bisbigliava all'orecchio:

—Non dir sciocchezze, ti prego. E non ne fare, mi raccomando.

—Sciocchezze!—esclamò Damiano, ribellandosi alle voci dell'amicizia.—E perchè, di grazia? Sciocchezza per te, se mai, non per me. Tu odii le donne. Io sono più giusto. Perchè una.... Ma già, non mi fare gli occhiacci! Volevo dire che se fossi nel vecchio mondo, potrei forse pensare come te. Ma qui siamo nel nuovo, mi capisci? nel nuovo. Avessi anche giurato di non amar più, siamo agli antipodi; agli antipodi il giuramento non regge, casca nel vuoto. Non è vero, Samana Taorib, che voi siete la più bella creatura dell'universo mondo?—