— Doman l'altro io parto per Baia; — gli disse un giorno Caio Sempronio; — e rimarrò per tutta la stagione della bagnatura.

— Mio signore, Nettuno ti guardi. E.... — soggiunse il vecchio servo, andando timidamente incontro alla parte noiosa del colloquio, — m'immagino che ti occorrerà una certa somma di danaro.

— Non molto, Lisimaco, non molto; — disse il cavaliere, crollando la testa. — Mi basteranno da quindici a ventimila sesterzi. —

Lisimaco respirò; ma quella sua rifiatata non escludeva la meraviglia. E il fedele arcario non poteva mica dissimularla al padrone.

— Sai, — ripigliò il cavaliere, — laggiù si spende meno che a Roma. Si sta in acqua molte ore del giorno; si fanno gite campestri; tutte cose che domandano poco. La spesa maggiore è quella del viaggio. —

L'arcario cascava dalle nuvole.

— Dove andiamo, Dei buoni! diss'egli tra sè. — O il padrone vuol morire, o tira il danaro da un'altra parte. —

Questa conseguenza delle sue argomentazioni non era tale da lasciarlo tranquillo. Ma come fare, per vederci chiaro? Il povero Lisimaco dovè per quella volta attaccare la voglia all'arpione.

Bene immaginò dove s'andava a finire coi risparmi del padrone, quando vide capitare davanti all'uscio di casa un carpento, una basterna, una reda, tutta una salmeria di cocchi e di bagagli, come se si fosse trattato di andare per una spedizione contro i Reti, o nella Gallia Narbonese.

Il carpento era una vettura a due ruote, ricoperta da una tenda e fornita di cortine, con le quali si potesse chiuderla davanti, capace di contenere due o tre persone, e tirata da un paio di mule. Era la vettura usata dalle matrone romane in viaggio, fino dalla più remota antichità, come si vede in Tito Livio, dove narra di Lucumone e di sua moglie, al loro arrivo in Roma.