La basterna era una specie di lettiga, o palanchino, a uso speciale delle dame; veicolo chiuso, portato da due muli, uno davanti e l'altro dietro, ciascuno attaccato ad un distinto paio di stanghe. Clodia Metella, quando fosse stanca dei sobbalzi a cui andava soggetto il carpento, poteva riposarsi nella molle andatura della basterna.
Quanto alla reda, era questa un grande e spazioso carro a quattro ruote, fornito di parecchi sedili, in guisa da essere adatto al trasporto d'una numerosa brigata, coi suoi bagagli e provvigioni. Somigliava allo char-à-banc dei Francesi, ed anzi esso stesso, come il vocabolo ond'era denominato, doveva essere d'origine gallica. Lo usavano i Romani, al tempo di Cicerone, così in città come in campagna. Annio Milone andava a Lanuvio su d'una reda, con la moglie Fausta e coi musicanti di lei, quando fece sulla via Appia il brutto incontro di Clodio.
Lisimaco non sapeva ancora tutto. Non sapeva, per esempio, che, oltre alle varie specie di vetture per comodità della sua compagna di viaggio, il cavaliere aveva fatto allestire un talamègo nel porto di Tarracina, dove la via Appia toccava per la prima volta il mare.
Talamègo? Che diavol è? Non vi spaventate, o lettori; talamègo viene da talamo, ossia camera da letto.
Era una barca di gala, inventata dai Greci di Alessandria per le gite di piacere sul Nilo, splendidamente addobbata, fornita di tutto quanto fosse necessario ad una lieta compagnia, perfino di camerini da dormire; insomma, un quissimile, se non nella forma, negli usi, delle nostre golette da diporto.
Clodia Metella aveva già annunziata la sua partenza per alla volta di Baia, e i lettori rammenteranno a questo proposito le pungenti domande di Valeria Lutazia. Ma, ci andasse ella con Celio Rufo, o con altri, il fatto era questo, che Clodia amava moltissimo il soggiorno di Baia, come lo amavano tante famiglie patrizie degli ultimi tempi della repubblica.
Imperocchè, non è da credere che il golfo di Baia, col suo capo Miseno, Bauli, Cuma, il lago Lucrino ed il lago d'Averno, sia stato solamente un luogo di delizia pei successori d'Augusto. Assai prima che Marcello, l'erede presuntivo di questo imperatore, andasse a morirvi d'una malattia di petto, presa a curare un po' tardi, i medici consigliavano ai patrizi cagionevoli di salute e alle patrizie ammalate di nervi, le acque e il clima di Baia, benigno sempre e senza inverno. Giulio Cesare ci aveva una villa; un'altra, a gran pezza più sontuosa di tutte, ce ne aveva Ortensio, il coetaneo e il rivale di Cicerone; e in questa villa, dove risiedettero in processo di tempo parecchi imperatori, Nerone si abboccò l'ultima volta con sua madre Agrippina.
Oggi, col benefizio delle strade ferrate, i ricchi romani vanno per le bagnature a Palo, l'antica Alsio, a Rimini, a Senigallia; allora invece andavano a Baia, a Pozzuoli, a Pompei, percorrendo volentieri distanze di gran lunga maggiori, quantunque non avessero ancora un servizio regolare di poste e vetture sospese sulle molle.
La felice coppia si mise adunque in cammino. Clodia Metella era salita sulla reda, insieme con le sue ornatrici e coi servi più strettamente necessarii alla sua persona. Caio Sempronio dal canto suo s'era mosso dal Viminale, col suo piccolo esercito, ed aveva operata la sua congiunzione con lei, subito fuori della porta Capena.
Si viaggiava sulla via Appia, la più grande e la più celebre di tutte le vie maestre d'Italia, che andava direttamente da Roma a Tarracina, donde si spingeva a Capua e di là fino a Brindisi, diventando così la linea principale di comunicazione con la Grecia, con la Macedonia e con l'Oriente. Regina viarum l'ha detta Stazio; e fu eziandio la più antica di tutte, essendo stata incominciata dal censore Appio Claudio il Cieco, nell'anno 441 di Roma.