— Il cuore della mia vicina e sua, che va troppo spesso con gli occhi verso il nostro poeta. —
Febe si fece rossa in volto come una fragola. Anche Numeriano arrossì, ma non per la stessa ragione di lei. Il giovine poeta pensava a tutt'altro, e dovette credere che l'amico Vibenna si prendesse giuoco di lui e di Febe.
— Difenda Numeriano la sua conquista! — disse la regina, a cui piacevano i versi. — Egli è il prediletto delle Muse.
— Sì, canti Numeriano.
— Sentiamolo; — disse Ventidio. — Ma badi, io gli contenderò la palma fino all'ultimo.... bicchiere!
Numeriano, colto così alla sprovveduta, non sapeva che pesci pigliare.
— Ma io non ho ancora detto di voler combattere; — diss'egli timidamente.
E il suo sguardo andava frattanto più oltre, verso la spalliera del letto di mezzo, donde si sentiva venire incontro come un'aria di temporale. La dea c'era; perchè non ci sarebbe stata la nuvola?
— O Numeriano, che vuol dir ciò? — chiese Vibenna. — Ti spaventa il competitore? E non t'incuora nemmeno la speranza del premio?
— Amici, — rispose Numeriano, — perdonate al pusillanime che vi confessa la sua codardia. Mi dò per vinto.