— Senza scendere in campo?

— Senza scendere in campo; e griderò volentieri un evviva a Marco Giunio Ventidio. —

La più parte dei commensali erano per menar buona a Numeriano la sua ritirata. Ma c'era la dea nella nuvola, e non poteva mancare la folgore. Intonuit laevum.

— Come? Non bastano ad inspirarti gli sguardi soavi di Febe? — chiese con ironico accento la bella e severa Delia, che aveva notato le occhiate della sua bionda compagna a Numeriano, anche prima dell'osservazione maliziosa di Elio Vibenna. — Così poco potere ha la donna sul prediletto delle Muse?

— Anche tu! — esclamò Numeriano, ferito da quel sarcasmo, che non credeva di aver meritato. — Anche tu! Ah, per Apolline, io sono calunniato. E non son donne le Muse? — Ed io potrei macchiarmi di così nera ingratitudine, dimenticando che la donna è la regina dei cuori, come lo è oggi del nostro convito? —

Il lusinghiero accenno propiziò a Numeriano il cuore di Lalage.

— Bene! — diss'ella. — Cantaci dunque il regno della donna.

— Lo canterò, — rispose Numeriano, dopo un istante di pausa, in cui parve misurare le sue forze, — lo canterò, a confusione di chi non intende il mio cuore. —

E chiesta l'ispirazione al biondo Iddio, Numeriano incominciò:

Forma soave e splendida,