L'osservazione del vecchio argentario ha mestieri d'un breve commento. Si credeva a quei tempi che la porpora fosse stata trovata da Ercole. Passava un giorno il semidio lungo la marina di Tiro, quando il suo cane (lo vedete, Ercole, accompagnato da un cane, alla guisa dei ciechi?) quando il suo cane, che aveva una fame da lupi, s'imbattè in una conchiglia, gittata sulla spiaggia dai flutti. Fido, o Melampo che fosse, non fece parte della sua scoperta al padrone; ruppe il guscio coi denti e mangiò il saporito mollusco, dopo di che si presentò ad Ercole, col muso tinto del più bel rosso che vi possiate immaginare. — Che cos'è? dimandò il semidio, che non aveva mai osservato una cosa simile. E veduto che razza di conchiglia avesse sgranata il suo cane, andò in busca di tutte le altre, che si trovavano sulla spiaggia, por ispremerne il succo sulla tunica di lana bianca che portava indosso. Quasi sarebbe inutile di aggiungere che la tunica d'Ercole divenne tosto d'un bel rosso carico, e che egli n'ebbe un piacere da non dirsi a parole. La sua tunica gli parve da quel giorno così bella, che gli seppe male di indossarla più oltre come abito di fatica. La regalò allora al suo buon amico, il re di Tiro, che andò a sua volta in visibilio, e lì sui due piedi mise fuori un editto, per confiscare il color della porpora ad uso ed ornamento esclusivo della sua sacra persona.

— Ecco, — diceva intanto Aderbale, sciorinando la sua mercanzia, — una pezza di porpora violetta che vince lo splendore dell'amatista. Dirai, nobilissima Clodia, che somiglia al colore della tua stola; ma, se ben guardi, la tinta è alquanto più chiara ed ha riflessi più vivi. È il meglio, il nec plus ultra, della fabbrica di Annone, riconosciuta ormai per la prima di Tiro. Ami meglio il verde marino? Eccoti questa, che si affà mirabilmente al candore del tuo volto e alla lucentezza dei tuoi capegli neri. Di quest'altra devi farti una rica, per uscire a diporto. È trasparente e ti custodirà dalla polvere, senza toglierti di vedere e di esser veduta dai nobili cavalieri, che gitteranno occhiate di desiderio nella tua lettiga dorata. E adesso guardami questa; non ti par latte, entro a cui sia stata stemperata una perla eritrea? Vedi come torna bene, piegata in due doppi! Aggiungi due o tre strisce di porpora azzurra o scarlatta sui margini, ed hai una diploide alla foggia greca, che nessuna Ateniese, foss'anco Aspasia rediviva, potrebbe vantare la più vistosa, o la più elegante. —

Clodia Metella non si lasciava abbarbagliare da quel luccichìo di frasi dell'asiatico mercatante. I suoi occhi, precorrendo la meditata progressione di quel commentario alla moda, si erano fissati su di una stoffa di lana nera, sottilissima e intessuta a strisce d'oro filato, che era veramente una meraviglia a vedersi.

— E questa, quanto vale? — domandò.

— Padrona mia, riconosco il tuo buon gusto; — esclamò Aderbale, senza curarsi di rispondere subito in chiave. — Questa è la più ricca novità della stagione, e, non fo per vantarmi, è anche la prima pezza che se ne vede in Roma.

— Il prezzo ti ho chiesto, il prezzo.

— Ah, il prezzo è veramente un po' forte. Ma la stoffa è così bella, che, quando io te l'avrò detto, ti parrà proprio regalata. Cinquemila sesterzi.

— Cinque... — balbettò Cepione, spalancando gli occhi dallo stupore. — Che cos'hai detto? Ripeti.

— Cinquemila sesterzi, o, se meglio ti piace, nobilissimo uomo, milleduecento denari. Con tutto l'oro che c'è dentro, è data proprio per nulla.

— Ah sì, ce n'è fin troppo, dell'oro. Vedete che spreconi!