— Perchè ti lagni? — entrò a dire Caio Sempronio. — A qual uso migliore potrebbe servire il preziosissimo tra tutti i metalli, se non a rendere più appariscente la bellezza? Io vedo già la nostra divina Clodia Metella, adorna di quella veste dorata, risplendere come la dea Bona alle calende di Maggio, nel sacrario del pontefice massimo.

— Sì, sì; — rispose Clodia Metella, crollando malinconicamente il capo; — ma trovo anch'io che costa un po' troppo. Non ho già i cinque milioni di sesterzi di Servilio Cepione.

— È come se tu li avessi; non ti ha egli profferte le sue sostanze, come contorno all'offerta del suo cuore? — ribattè Caio Sempronio ridendo.

A quella scappata del cavaliere, il vecchio argentario fece il muso più lungo del solito.

— Eh, eh, — gridò egli, punto sul vivo, — tu la ricordi in buon punto; e se mi saltasse il ticchio.....

— Ottimamente! Compera dunque la veste e fanne un presente alla Dea.

— Ma di grazia, perchè non la comperi tu?

— Io? Così fossi certo che si degnasse di accettarla!

— Graziosa, quella paura!

— Non ci credi? Sia dunque tua la colpa, se io ardisco di offerire qualche cosa a Clodia Metella. Aderbale, dammi da scrivere. —