Maurizio lesse e sorrise; ripiegò il foglio, dopo avergli data ancora una rapida scorsa, lo rimise nella sua busta, e depose questa sulla tavola; dopo di che ritornò al suo lavoro. Alle dodici il legnaiuolo si congedò, per andarsene a desinare.

—Ripasserò alle due, signor conte;—diss’egli.

—No, per oggi basterà;—rispose Maurizio.—Ho da far altro; ritornerete domattina, all’ora solita.—

E anch’egli discese, dopo essersi messo in ordine, per andare ad asciolvere. Dopo il pasto mattutino, andò nelle sue stanze a mutar abiti.

—Vai fuori?—gli chiese Albertina, vedendolo così vestito di tutto punto.

—Sì, alla Balma. Vedi che cosa mi scrive il tuo generale.—

Così dicendo, porgeva ad Albertina la lettera che aveva ricevuta nella mattinata.

—È cortese;—osservò ella, dopo aver letto.—E gli sei proprio debitore di una visita. Io, anzi, te lo volevo dire fin da ier l’altro.

—Andiamo dunque, e perdiamo questa mezza giornata;—conchiuse egli sospirando.

E uscito dal Castèu, si avviò alla Balma; non dalla parte del paese, ma dalla parte della montagna, per la scorciatoia del bosco e della cascata, che ben ricordava, per averla fatta da ragazzo, almeno un centinaio di volte.