—Non so veramente come sia andata;—rispose quell’altro, con accento dimesso.

Maurizio era rimasto un pochino interdetto, non sapendo che cosa significasse quell’accenno di avamposti, che interrompeva in mal punto la cortesia delle accoglienze.

—Figuratevi;—ripigliò il generale, rivolgendosi a lui, come se avesse letto in quel punto nell’animo del visitatore.—Avevamo messo un uomo in sentinella a metà della salita, per essere avvertiti del vostro arrivo. Vi avevo annunziato che mi avreste ritrovato in fondo alla scala, e voi siete arrivato fin qua, signor conte, senza trovarmi al posto assegnato. E sono disonorato, Dutolet;—disse il generale, volgendosi ancora al compagno.—Manderemo agli arresti la sentinella infedele; daremo un esempio, non vi pare?

—Intercedo per la sentinella, generale;—disse a sua volta Maurizio, mettendosi volentieri sul tono di celia che aveva assunto il signore della Bourdigue.—Voi l’avete fatta mettere al posto buono per invigilare la strada maestra; e certamente sarà ancora laggiù ad aspettare che io mi presenti al cancello. Ma io non son venuto di laggiù; son capitato dalla scorciatoia del bosco.

—Ottimamente, da astuto nemico che conosce il terreno,—replicò il generale, ridendo.—Ma questo mi fa pensare che la Balma non è così forte come sembra. La posizione è stata girata, Dutolet; come laggiù.... ti rammenti, mio bravo? E quanti valorosi ci sono caduti, incominciando da te!...—

Un’ombra era passata sugli occhi del generale, contrastando maledettamente con l’aperto sorriso di prima. In un attimo, per altro, e la figura marziale del vecchio riprese il suo aspetto di franca cordialità.

Il generale Matignon della Bourdigue doveva essere stato un gran bel giovane a’ suoi tempi: era ancora un bell’uomo, e decorativo in sommo grado. A cavallo, certamente, con quelle spalle quadre, quell’ampio torace, quei baffi bianchi biondeggianti e quegli occhi azzurreggianti sul vermiglio della carnagione, doveva parere uno di quei paladini di Carlomagno, che potevano essere oppressi dal numero a Roncisvalle, ma dopo aver fatto prodigi di valore e di forza, accoppando mille Saracini, prima di ricevere essi medesimi una graffiatura al braccio, o una ammaccatura al ginocchio.

L’accenno militare condusse naturalmente il generale alla presentazione del suo ospite. Il capitano Dutolet, sottotenente nella campagna del 1870, era stato ferito gravemente a Reichshoffen, e sarebbe morto sul campo, se non si fosse dato pensiero di lui, facendolo raccogliere in tempo e mandare all’ambulanza, il suo capo di squadrone Matignon de la Bourdigue. Quel magro cavaliere dal volto grigio, dalle gambe di ragno e dall’aria sempre malinconica, era una salda tempra di acciaio; ancora a servizio, veniva a spendere le sue licenze ordinarie e straordinarie presso l’antico superiore, che da cinque anni aveva lasciato l’esercito, per passar tra gl’invalidi assai prima del tempo. Anche il generale de la Bourdigue aveva avuto a dolersi di una ingiustizia? La cosa era possibile; tanto gli uomini si rassomigliano, sotto tutte le longitudini della zona temperata e sotto tutti i governi civili.

Quel generale, che avrebbe fatto ancora una così bella figura a cavallo, possedeva un magnifico stato di servizio. Nizzardo di nascita, aveva raggiunto il grado di capitano nell’esercito, piemontese, combattendo in Crimea e quindi in Lombardia nella campagna del ’59. Dopo la cessione di Nizza alla Francia, era stato tra quelli che avevano optato per la nazionalità francese, e nel ’70 era giunto al grado di capo squadrone, dopo aver fatto parte del corpo di spedizione al Messico e aver combattuto valorosamente sotto le mura di Puebla. Colonnello dopo Sedan, generale di brigata nell’esercito della Loira, non aveva più fatto altri passi in avanti. A chi era dispiaciuto? Che demeriti avevano ritrovato in lui? Il generale Bourdigue non istette a domandarlo: una dolorosa occasione gli si offerse di lasciare il servizio, ed egli colse quella occasione pel ciuffo.

Camillo, il suo fratello maggiore, rimasto italiano alla cura degl’interessi domestici, che erano tutti di qua dalla linea della Roia, era venuto improvvisamente a morire, lasciando orfana l’unica figliuola Gisella. Il generale, venuto a surrogare il fratello, aveva prese le redini della amministrazione domestica; e il tutore, un anno dopo, diventava marito. Come era avvenuto ciò? Si diceva a Nizza, a Villafranca, a Mentone, dovunque i Matignon erano conosciuti, e si ripeteva da Ventimiglia a San Giorgio, dove avevano le loro possessioni, che la fanciulla medesima avesse voluto quelle nozze.