Lettrici e lettori, io vi fo grazia di tutte le altre considerazioni scucite del mio protagonista. La pigrizia, più assai de' consigli dell'amico, lo aveva tenuto sul canapè, dove, pochi minuti dopo, egli era rimasto assopito.

Non vi giurerei che le copiose libazioni dello sciampagna spumante non c'entrassero anch'esse per una larga porzione. Roberto Fenoglio era uomo che non disprezzava punto il bicchiere, e quella notte, poi, in mezzo ad una brigata di capi scarichi e di gaie alunne di Tersicore, egli aveva pensato a dare il buon esempio, bevendo allegramente per quattro.

Dormi, Fenoglio; dormi, mandarino annoiato; il tuo sonno non vuole durar molto.

Imperocchè, voi già lo avete indovinato, belle lettrici e lettori cortesi, io non lo lascierò solo sul suo canapè, e non prolungherò la scena muta oltre i confini della vostra pazienza.

Venite con me verso l'uscio di casa. Non udite su per le scale un muover di passi frettolosi e leggieri? Non abbiate timore di ladri; insieme co' passi, s'ode il fruscìo di una veste di seta.

Chi è questa donna che sale, o, per dir meglio, che vola, sfiorando appena del piede e del lembo della sua veste gli scalini, e si ferma, si rannicchia spaurita, tremante, ansante, sul pianerottolo, vicino all'uscio semichiuso di Roberto Fenoglio?

Aspettate, e lo saprete. La bella incognita (imperocchè essa è bella, ed io già lo so, quantunque siamo tuttavia al buio), la bella incognita, dico, rattiene colassù la sua corsa, e raccolte intorno a sè le larghe pieghe del suo accappatoio di seta, tende l'orecchio per cogliere ogni più lieve rumore che possa giungere dal basso. Non ode nulla, e le si allarga il cuore; perciò, fattasi più animosa, si attenta di sporgere il capo sulla ringhiera…. Ma ohimè! Appunto allora comincia ad udirsi giù in fondo alle scale uno stropiccìo di piedi, quindi un rumore confuso a cui tien dietro lo scoppiettìo di un zolfanello strofinato su d'una ruvida superficie, e un raggio di luce balena dal pozzo della scala.

La povera bella si rannicchia da capo nel suo angolo, ma non istà ferma al suo posto neppure un minuto secondo.

—Dio mio! come fare?—ella mormora tra sè,—dove potrò salvarmi!—

Tremante, confusa, ella si avanza a tentoni, brancicando verso la parete, come per cercare le imposte di un uscio; che certo ha da trovarsi su quel pianerottolo. Ella suonerà, domanderà soccorso…. ma giungeranno in tempo ad aprirle? Chi sa? intanto ella va cercando colle mani il vano di quest'uscio e la corda del campanello, ma senza pro. La sua manina leggiadra (io lo so, quantunque siamo al buio, e la conoscerei tra mille), la sua manina leggiadra, dico, erra un tratto nel vuoto, quindi urta in uno dei battenti dell'uscio; ed oh maraviglia! il battente si apre da sè, e il pianerottolo si rischiara d'un subito, all'interna luce dell'anticamera di Roberto Fenoglio.