—Che cos'è quest'allegro rumore? Ah, capisco; si balla dall'avvocato
Fenoglio.
E un sospiro mal represso chiudeva la frase. E lì, una cuffia lavorata all'uncinetto si rizzava a sua volta, per soggiungere:
—Ma come fa l'avvocato Fenoglio a dar delle feste da ballo, egli che non è ammogliato? Quali signore possono andare in casa sua?
Domanda, questa, a cui il berretto di cotone non rispondeva, e si voltava dall'altro lato, tirandosi la rimboccatura del lenzuolo fin sopra il becchetto.
La cuffia intanto pensava, pensava…. che cosa pensava? forse, che il berretto di cotone non era la più bella cosa del mondo. E il berretto di cotone, dal canto suo, fantasticava una serie di variazioni su questo tema: «beato Fenoglio! egli l'ha indovinata davvero!»
Lasciamo pensare, fantasticare e riaddormentarsi da capo questi due malinconici simboli dell'Imeneo, e torniamo al nostro protagonista, che, ritto nel salotto, si volgeva a Felice Magnasco, ultimo rimasto de' suoi convitati, per dirgli, con piglio di burlesca cerimonia cinese:
—A-ing-fo-hi!
Felice Magnasco, un giovinotto elegante ed attillato, come ogni figlio d'Adamo che usi farsi vestire (o spogliare) da un sarto di grido, diede una crollata di spalle, che fece far due grinze al suo abito nero, e rispose:
—Orvia! Gli è così che tu accomiati il tuo amico migliore?
—Sto in carattere,—soggiunse Fenoglio.—Non ti pare che io sia un bel mandarino cinese?