—No, grazie; non saprei dove metterla.

—Come ti piace; ma dimmi, che ora fai?

—Che domanda balzana!

—Per carità, Felicino, te ne prego, che ora fai? Felicino guardò l'oriuolo.

—Le sei e un quarto!—diss'egli—sei rappattumato cogli orologi?

—Sì, Felicino mio; ne comprerò dieci, venti, trenta, ne riempirò tutte le camere, tutti i bugigattoli di casa; ma tutti segneranno le sei e un quarto, eternamente le sei e un quarto.

—Bravo!—soggiunse Magnasco, sforzandosi a sorridere e non venendo a capo che di fare una smorfia.—Così non ti seccheranno col loro tran tran.

—Certamente; tu dixisti! A proposito del tran tran, sai tu, Felicino, che m'hai fatto un vero regalo colla tua teoria dell'ignoto, del dio Caso e del ragionare coi piedi? Senza quel tuo discorso eminentemente filosofico, io sarei andato a letto, in cambio di starmene sdraiato su questo canapè ad aspettare l'ignoto. L'ignoto non sarebbe venuto senza quell'uscio che tu lasciasti aperto, e il dio Caso non avrebbe potuto rompere la monotonia dei miei giorni. Felicino, amico mio; una stretta di mano, e non aver rancore contro il tuo amico, se gli è stamane più felice di te. Ah, che cosa ne dici di questo?

—Grazioso, e me lo merito! Ma tu mi racconterai….

—Sì, tutto…. se la mia bella fidanzata lo consentirà.