Dicendo questa parola, Roberto aveva le lagrime agli occhi. Laura se ne addiede, e gli stese affettuosamente la mano.
—Ah!—gridò egli balzando una spanna da terra.
—Che cosa c'è?—chiese Felicino, voltandosi indietro.
—C'è, Felicino mio, che la tua bella cugina non è altrimenti mia moglie.
—Come? che dici tu?
—Cioè…. mi correggo…. non lo è ancora, ma lo sarà tra breve. Perdonami, Felicino, ma la gioia mi soffoca. Io non conoscevo tua cugina. Un caso, nota, un mero caso l'ha condotta qua, questa notte, per l'uscio che tu, nell'andartene hai lasciato aperto….
—Ah, diamine!
—Sì, tutto ciò sarebbe troppo lungo a narrarsi ora, ma lo saprai per filo e per segno più tardi. Il fatto sta che un tessuto di bizzarre avventure ci ha condotto a questo punto, e che adesso, per la prima volta, la mia divina fidanzata mi ha sporto la mano.
—Adesso!—esclamò Felicino stupefatto.
—Adesso, mentre tu stavi guardando quella incisione del Morghen, che io ti regalo, se la ti va a genio.