Il desinare fu buono. Voi, Arlecchina, vi compiacevate della gioia della mensa ed era, in voi, come una raffinata lussuria. La giornata vissuta fra sole e vento vi era valsa da formidabile aperitivo ed ora dovevate pensare a ben compensarvi delle forze spese.
Ma tu, Giacometta, dove eri tu coi tuoi grandi occhi color seta celeste? Ritornavi nelle steppe di nonna Tatiana ad ascoltare il lamento di una balalaika? O era la nostra ghirlandella sospesa sul ramo più in cima della enorme betulla, che ti faceva pensosa? Perchè ridevi, ma non eri con noi, non con la nostra allegria, non con l'anima nostra tutta presente. Certo ti esiliavi per sentirti più tua; o ti assaliva una fra quelle tue improvvise stanchezze per cui tutta la vita ti era a tedio e avresti voluto chiudere gli occhi per sempre e affondare in una immensa eterna pace coi tuoi diciassette anni!
Perchè il tuo viso si faceva più immobile; perchè la tua freschezza si adombrava e le tue parole cadevano a stento: fredde ed estranee.
E se anche Arlecchina empiva il tuo posto, fingendo di non accorgersi di ciò che in te tramontava, non lo vedevo io che ero sui tuoi passi come l'ombra, innamorato di te, qualunque tu fossi e certo sempre a me più cara.
Poi accostasti la coppa dello champagne alle labbra e volesti berne ancora e ancora. Io ti seguivo con gli occhi; senza dir niente. Volesti annegare l'anima tua, nella spuma del vino che reca la leggera ebbrezza e ritornare tra noi col tuo più rosso cuore.
Ma non eri la stessa! Ora ch'io non so in fondo a quale strada di stelle tu sia e non ho più speranza di rivederti, ora posso ben dirti che la tua sùbita folle allegria mi fece pena, perchè ti vestivi di panni che non erano tuoi e ti falsavi e mi parevi una bella e triste sorella della Compagnia del Povero Carnevale.
Allora veramente mi sembrasti bambina e solo allora provai per te una grande pena.
Capii la tua precedente tristezza; capii che per un attimo avevi veduto fino in fondo alla tua povera vita.
Perchè (e non fu che un rapidissimo baleno) poi che il chiaro vino di Francia ebbe disciolta la prima asperità del tuo carattere e vinto l'orgoglio e lo sdegno che ti facevano quasi sempre sola; poi che tutto l'artificio in cui nascondevi, falsandola tante volte, la tua timida solitudine di adolescente fu debellata, io vidi, ne' tuoi occhi d'improvviso più fondi e sinceri, una grande triste preghiera; io vidi una malinconia di pianto apparire nella luce degli occhi tuoi che mi cercarono come se in me solo potesse trovare riposo il tuo sconsolato cuore. Allora ritornavi bambina col tuo piccolo novero di anni; ritornavi sincera e ti sentivi, fuor d'ogni finzione, disperatamente sola.
Non ti vergognare, anche se puoi ascoltarmi, non ti vergognare ora di quella tua debolezza improvvisa che ti dette un così caro volto, che ti fece così umana, così vicina al cuore di tutti, di tutti quanti siamo su questa povera stella che ci porta nel mistero degli spazi, con lo stesso destino.