E furono stanche.
Dopo aver volteggiato ed aver teso il giovine corpo nell'arco soave che si parte dal pollice del piede per compirsi nella fronte riversa (e i capelli disciolti pareva traessero il capo col loro peso); dopo aver messo in lume, a parte a parte, la gioia del loro corpo perfetto, «la forma che ride» e, travolte nella follia dell'eccitazione, aver accresciuto il ritmo della loro danza, affrettata la misura in una frenesia primaverile d'incontenuto spasimo; stanche alfine, ansimanti come rondini sbattute dalla raffica, vennero a cadere ai miei piedi, ridendo ancora, a scatti, per l'affanno che non le abbandonava.
— Franzi... — disse Giacometta. — Cantaci qualcosa che ci riposi un poco... una canzone vecchia!... Una di quelle di Principina...
— Quale, ad esempio?
— Oh, tu le conosci bene le canzoni di Principina!
— Io?... E perchè?...
— Via, Franzi! È inutile tu finga!
— Scusa, Giacometta... ma perchè dovrei fingere?
— Vuoi non lo si sappia!