Ma non ero ancora fra le coltri quando sentii un sussurro all'uscio del corridoio. Corsi ad aprire.
Eri tu, Arlecchina, tu che cercavi una cosa dimenticata... che so?... un pettine.. un nastro... una giarrettiera...
E un poco ti tremava la voce... e facevi piano piano perchè non si destasse l'altra che dormiva.
E la cosa dimenticata la ritrovammo assieme quella notte...
La ritrovammo insieme, dolcissimamente, brillando tutte le stelle dell'aprile sui sentieri delle fanciulle in fiore.
XXII
E tu, in un angolo di mondo, povera piccola, guardavi senza parlare...
Il giorno dopo Giaconetta volle passare da Forlì, prima di ritornare a Bologna; volle rivedere la piccola città grugnita dai tre campanili coi cappelli a cono, come tre vecchi maghi.
Non la contraddicemmo, tanto era perfettamente inutile.
Poi io avevo un po' di rimorso per essermi perduto con Arlecchina a cercare la settima rosa, in fondo a un giardino, nella tepida notte di aprile.